(Km: 17. Dislivello: 400 m)
Rheinfelden è una bella cittadina che mantiene ancora il suo carattere medievale: ci si imbatte in vecchi edifici, qualche tratto di mura e una porta. All’interno stanno alcuni gioiellini come l’ex convento dei cappuccini ma soprattutto la commenda e cappella dei Gerosolimitani, dove venivano ospitati i pellegrini e dove Dio Padre troneggia nell’affresco di fine XV secolo del Giudizio universale. All’esterno – un po’ sulle alture – c’è la fabbrica della birra che pare un castello.

Si prosegue accompagnando il Reno nella sua corsa verso il mare e con un’improvvisa curva a gomito ci infiliamo nelle terme di Augusta Raurica, città fondata attorno al 44 a.C. Giusto il tempo di uscire dal calidarium ed eccoci a Kaiseraugst, dove era pianificata la costruzione di una centrale nucleare, alla quale si rinunciò anche in seguito alle manifestazioni del 1975 che bloccarono i lavori di scavo. Appena prima delle terme si può fare una deviazione che conduce ai resti di una chiesa paleocristiana costruita tra il 360 e il 400 d.C.

Qualche passo a cavallo tra i cantoni di Basilea Città e di Argovia ed eccoci a contemplare le rovine di Augusta Raurica, insediamento che venne realizzato a protezione del ponte sul Reno. Il teatro, edificato circa nel 200 d.C., poteva ospitare fino a 10’000 spettatori. In faccia a questo c’è la collina di Schönbühl, sulla quale vennero costruiti diversi templi per venerare le divinità romane.

Bello il castello di Pratteln, appartenuto ai signori di Eptingen (sì, proprio i nobili che vivevano dove oggi si produce l’acqua minerale e la mitica Pepita). Venne edificato nella forma attuale pochi anni dopo il devastante terremoto del 1356. Oggi non è assediato dalle truppe nemiche ma dal cemento della periferia che l’ha ormai circondato. Speriamo riesca a resistere.

Il campanile della chiesa di Sant’Antonio a Pratteln, terminato nel 1959, restò subito senza campane perché quelle previste non funzionavano a dovere. Le tre campane vennero così regalate, il campanaro non se ne fece una ragione e dopo qualche anno le rubò per riportarle in paese; tuttavia, per evitare conflitti, vennero prestate a un’altra chiesa che poi le restituì a Pratteln. Ancora oggi non guardano la gente dall’alto, ma sono mestamente depositate nel giardino della chiesa, accompagnate da una targa che racconta le loro vicissitudini.

Aggirarsi per i vialetti dell’eremo di Arlesheim, ai piedi del castello di Birseck, è un esercizio di romanticismo. Inaugurato nel 1785, è un giardino paesaggistico all’inglese, pensato in tempi dove solo poche élites potevano approfittare di queste attrazioni. La gente comune aveva ben altre gatte da pelare. Vi si trovano grotte, stagni, una cascata artificiale e tante altre sfumature della natura.

La collegiata di Arlesheim, ristrutturata nel 1759 in stile rococò, tutta piena di curve e sinuosità. Vi si respira leggerezza e raffinatezza. Gli stucchi sono opera di un nostro conterraneo, Francesco Pozzi da Bruzella, in valle di Muggio. L’organo è imponente. La facciata guarda sulla pregevole e vasta piazza, affiancata dalle case dei canonici.
