Una testimonianza

Lisa ha partecipato al pellegrinaggio di Piona del 2026 e ha scritto questo testo in preparazione all’intervista a Strada Regina. In questo scritto ci sta tutta la bellezza e la ricchezza del nostro stare assieme.


Lisa, qual è stato il suo primo cammino? Perché ha iniziato? È cambiato il modo di partecipare?

Il mio primo cammino è stato nel 2004, da fidanzata, il pellegrinaggio Neuenkirch- Beromünster, attorno al lago di Sempach (parroco don Paolo Solari), un pellegrinaggio dove la pioggia ci ha accompagnati, ma dove, il buon umore e l’allegria non mancavano tra canti e rosari snocciolati lungo il cammino.
Ho iniziato perché Marco, allora mio fidanzato e attuale marito, me lo aveva proposto e ho colto questa opportunità intravvedendo un buon inizio per camminare poi insieme nella vita.
Il mio modo di partecipare è cambiato sì in parte perché da allora sono trascorsi oltre 20 anni e di pellegrinaggi poi ne ho fatti altri sette, da sposina, da moglie e da mamma. Infatti, questo è il secondo anno per i miei figli, ora più grandicelli.
L’emozione, invece quella c’è sempre, per ogni partenza del pellegrinaggio. L’emozione suscitata dall’:
•⁠ ⁠Attesa: di qualcosa che sta per iniziare e potrebbe cambiarti, vi è un misto tra curiosità e apertura.
⁠ ⁠Timore: di uscire dalla propria zona di comfort, di affrontare la strada, il silenzio, se stessi.
•⁠ ⁠Gratitudine: per poter partire e condividere momenti preziosi con amici e nuove persone
•⁠ ⁠Speranza: di poter trovare delle risposte, un po’ di pace, una guarigione (interiore o fisica) o un ritmo diverso
•⁠ ⁠Leggerezza: per lasciare alle spalle la routine e poterti dedicare solo al cammino e a chi e a che cosa incontrerai
•⁠ ⁠Commozione: per poter mettersi in viaggio con tutto ciò che comporta


Cosa è il cammino?
Il cammino, rappresenta la vita e Momenti d’incontro rende ancora più concreta questa affermazione in quanto è un gruppo intergenerazionale: i partecipanti hanno un’età compresa tra i 6 e i 92 anni.
Il cammino, è un viaggio, di cui conosci la partenza e l’arrivo, ma non per forza conosci già chi, cosa incontrerà e come lo percorrerai.
Il pellegrinaggio non è un viaggio qualunque, ma un cammino, un gesto che coinvolge corpo, mente e spirito.
È un tempo privilegiato per riflettere, in compagnia di amici e dell’Amico per eccellenza, Gesù, che si fa presente nell’Eucarestia (infatti in questi due giorni abbiamo la possibilità di ricevere la Comunione nella S. Messa) e tra gli amici riuniti nel suo nome. Quindi il cammino certamente è anche un cammino interiore e spirituale.
All’inizio di un cammino convivono emozioni opposte. Non stupisce che due figure lontanissime come Friedrich Nietzsche e Madre Teresa di Calcutta riescano, insieme, a descrivere ciò che accade quando ci si mette in viaggio.
Nietzsche ricordava che “i più grandi pensieri nascono camminando”: infatti il passo che si ripete libera la mente, la luce dei paesaggi e dell’arte eleva lo sguardo e chiarisce ciò che portiamo dentro.
Madre Teresa, invece, diceva che “chi ha acceso una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano”: un richiamo a chi cerca una luce e a chi desidera portarla agli altri.
Così il cammino diventa immagine della vita: nei momenti luminosi ci invita a riconoscere la gioia; in quelli oscuri ci ricorda che una direzione esiste sempre.
È anche questo il messaggio che vorresti lasciare ai tuoi figli, ai tuoi amici: la Luce non è solo una meta, ma è una Presenza viva da cercare e custodire, Gesù che nella Chiesa cammina davvero con te. Quando questa Presenza la riconosci — in un volto, in un gesto, in un sacramento — qualcosa cambia dentro: non cammini più da solo.
Ed è proprio questo incontro che ti rende capace di essere un testimone credibile. Perché solo chi ha visto la Luce può rifletterla. Solo chi l’ha riconosciuta, anche per un attimo, può diventare una piccola fiaccola per chi gli cammina accanto.
Inoltre nella mia famiglia d’origine il camminare nella natura inoltre era sempre presente nelle domeniche e nelle estati in montagna, …La natura che infonde anche tanta serenità

Quale il valore spirituale?
Il valore spirituale di un pellegrinaggio è il cammino interiore, che si compie passo dopo passo, sostenuto dai canti, dalle preghiere, dalla S. Messa quotidiana e la possibilità di ricevere la Comunione. La presenza discreta di due sacerdoti lungo il percorso offre l’opportunità della Confessione o di un dialogo più profondo.
Camminare insieme aiuta a ritrovare un silenzio interiore, capace di rinnovare lo sguardo sulla vita.


È una proposta per tutti?
Questo pellegrinaggio è, secondo me, una proposta davvero per tutti: lo dimostra anche l’età dei partecipanti, dai 6 ai 92 anni. Occorre essere credenti? Certo, la preghiera fa parte del cammino: fermarsi in una cappella, in un santuario, in una chiesa…. Ma cosa è la preghiera? È parlare con Dio e questo dialogo può nascere semplicemente camminando, davanti alla bellezza della natura, dell’arte e della compagnia. In qualche modo tocca chiunque, credenti e non, perché tutti portiamo dentro un desiderio di senso e di bene; in fondo, anche senza saperlo o riconoscerlo siamo figli di Dio.

Quale è il valore aggiunto del camminare insieme?
Il valore aggiunto del camminare insieme è la condivisione: la fraternità che nasce nel non sentirsi soli e nel condividere gioie e fatiche. Durante il pellegrinaggio, infatti, nasce spontaneamente – almeno per me- il desiderio di aprirsi agli altri, raccontando qualcosa di sé e ascoltando ciò che gli altri hanno da condividere.

C’è un momento preciso, un mattino su una cima, una preghiera su un prato, un incontro con una persona che ha cambiato qualcosa dentro di lei?
Tante sono le immagini che mi scorrono davanti, ma certamente i momenti che più mi commuovono in ogni pellegrinaggio sono due-
1.⁠ ⁠Il canto spontaneo alla Madonna in ricordo degli amici che ci hanno preceduto.
Ricordo perfettamente, ad esempio, che l’anno scorso la comitiva si era fermata in un bosco, dove tra gli alberi filtravano i raggi del sole e si intravedeva il blu del cielo. Lì è nato spontaneamente il canto Madonna delle Cime, in memoria di un amico caro a molti partecipanti. È stato un momento di grande intensità.

2.⁠ ⁠La consegna delle conchiglie del pellegrino durante la cena del sabato sera.
In quell’occasione vengono ricordati anche i partecipanti già passati alla vita nuova (ricordati anche in una delle S. Messe). C’è sempre una grande suspense, tra grandi e piccoli, e tra applausi e sorrisi nasce immancabilmente un canto o un grido scout. È un momento carico di significato.

CREDERE LUNGO LE SPONDE DEL LARIO

Eccoci pronti a seguire l’invito del vescovo Alain per affrontare un nuovo pellegrinaggio a piedi, il 36° organizzato da Momenti d’incontro.
Nel 2026 cammineremo lungo le sponde del lago di Como, visitando località che racchiudono importanti tesori d’arte e di fede.

Visto la vicinanza, quest’anno la partenza sarà sabato mattina 11 aprile 2026 e il ritorno il 12 aprile in tarda serata.

Le iscrizioni sono aperte fino al 31 gennaio 2026 e limitate a 90 persone, affrettatevi!

Ritorno a Mariastein in cammino verso la Speranza

Pellegrinaggio n. 35

La Madonna de Sasso (Mariastein) ci ha aspettato per 35 anni ed eccoci di ritorno con il pellegrinaggio numero 35. Nel 1990 vi eravamo arrivati provenendo da Sud: partimmo da Soletta e attraversammo il Giura punteggiato dalle macchie bianche dei ciliegi in fiore. Per tornare a incontrare la Madonna stavolta arriviamo da Nordest, dalle sponde del fiume Reno, colonna vertebrale di queste terre. Sarà un pellegrinaggio speciale, durante il quale attraverseremo 2000 anni di storia e allora, una tantum, il nostro racconto riporterà anche qualche data.

PRIMO GIORNO: RHEINFELDEN – AUGUSTA RAURICA – ARLESHEIM

(Km: 17. Dislivello: 400 m)

Rheinfelden è una bella cittadina che mantiene ancora il suo carattere medievale: ci si imbatte in vecchi edifici, qualche tratto di mura e una porta. All’interno stanno alcuni gioiellini come l’ex convento dei cappuccini ma soprattutto la commenda e cappella dei Gerosolimitani, dove venivano ospitati i pellegrini e dove Dio Padre troneggia nell’affresco di fine XV secolo del Giudizio universale. All’esterno – un po’ sulle alture – c’è la fabbrica della birra che pare un castello.

Si prosegue accompagnando il Reno nella sua corsa verso il mare e con un’improvvisa curva a gomito ci infiliamo nelle terme di Augusta Raurica, città fondata attorno al 44 a.C. Giusto il tempo di uscire dal calidarium ed eccoci a Kaiseraugst, dove era pianificata la costruzione di una centrale nucleare, alla quale si rinunciò anche in seguito alle manifestazioni del 1975 che bloccarono i lavori di scavo. Appena prima delle terme si può fare una deviazione che conduce ai resti di una chiesa paleocristiana costruita tra il 360 e il 400 d.C.

Qualche passo a cavallo tra i cantoni di Basilea Città e di Argovia ed eccoci a contemplare le rovine di Augusta Raurica, insediamento che venne realizzato a protezione del ponte sul Reno. Il teatro, edificato circa nel 200 d.C., poteva ospitare fino a 10’000 spettatori. In faccia a questo c’è la collina di Schönbühl, sulla quale vennero costruiti diversi templi per venerare le divinità romane.

Bello il castello di Pratteln, appartenuto ai signori di Eptingen (sì, proprio i nobili che vivevano dove oggi si produce l’acqua minerale e la mitica Pepita). Venne edificato nella forma attuale pochi anni dopo il devastante terremoto del 1356. Oggi non è assediato dalle truppe nemiche ma dal cemento della periferia che l’ha ormai circondato. Speriamo riesca a resistere.

Il campanile della chiesa di Sant’Antonio a Pratteln, terminato nel 1959, restò subito senza campane perché quelle previste non funzionavano a dovere. Le tre campane vennero così regalate, il campanaro non se ne fece una ragione e dopo qualche anno le rubò per riportarle in paese; tuttavia, per evitare conflitti, vennero prestate a un’altra chiesa che poi le restituì a Pratteln. Ancora oggi non guardano la gente dall’alto, ma sono mestamente depositate nel giardino della chiesa, accompagnate da una targa che racconta le loro vicissitudini.

Aggirarsi per i vialetti dell’eremo di Arlesheim, ai piedi del castello di Birseck, è un esercizio di romanticismo. Inaugurato nel 1785, è un giardino paesaggistico all’inglese, pensato in tempi dove solo poche élites potevano approfittare di queste attrazioni. La gente comune aveva ben altre gatte da pelare. Vi si trovano grotte, stagni, una cascata artificiale e tante altre sfumature della natura.
 

La collegiata di Arlesheim, ristrutturata nel 1759 in stile rococò, tutta piena di curve e sinuosità. Vi si respira leggerezza e raffinatezza. Gli stucchi sono opera di un nostro conterraneo, Francesco Pozzi da Bruzella, in valle di Muggio. L’organo è imponente. La facciata guarda sulla pregevole e vasta piazza, affiancata dalle case dei canonici.
 

SECONDO GIORNO: ARLESHEIM – DORNACH – MARIASTEIN

(Km: 17. Dislivello: 400 m)

Il Goetheanum non passa certo inosservato: ha mole imponente, assenza d’angoli retti, presenza massiccia del cemento armato. L’edificio è l’epicentro da cui si irradia il pensiero dell’antroposofia, elaborato da Rudolf Steiner. Fu lui stesso a progettare questo stabile inaugurato nel 1928. Nelle vicinanze stanno 200 edifici di forma stravagante.

La chiesa di Santa Maria Maddalena a Dornach è stata consacrata nel 1676 e accanto venne costruito un convento di frati cappuccini. Poi i Cappuccini l’hanno abbandonata per mancanza di nuove leve ed è diventata un hotel con camere essenziali, ristorante e sale per seminari, che figura nell’elenco degli alberghi più belli della Svizzera.

Proprio a Dornach nel 1499 i Confederati sconfissero le truppe dell’imperatore Massimiliano d’Asburgo attaccandole di sorpresa, c’è chi scrive che i soldati imperiali fossero disarmati perché stavano facendo il bagno nel fiume Birs. A ricordo del combattimento è stato scolpito un muro lungo ben 22 metri affiancato dall’ossario, dove si vede anche un soldato che sta tranquillamente facendo il bagno.

La nuova chiesa di San Maurizio a Dornach è stata consacrata nel 1939, anni dove si costruivano le nuove chiese perché quelle precedenti non riuscivano a contenere tutta la massa dei fedeli. L’edificio è in cemento armato. L’interno essenziale, forse troppo, è rischiarato dalle vetrate di Hans Stocker.

Mentre sono al pascolo con le mucche, una madre si addormenta nella cavità di una roccia e non sorveglia il figlio che cade dal precipizio per una cinquantina di metri. La Madonna lo afferra e ne attutisce la caduta. Nella grotta dove si era addormentata sua moglie, il marito fa erigere una cappella in onore della Vergine. Questa l’origine, un po’ leggenda un po’ storia di Mariastein. Un secondo miracolo, questa volta datato, avviene nel 1541: Hans Türig von Reichenstein sopravvive a una caduta dal medesimo precipizio.

Dove sono accaduti questi fatti oggi c’è un monastero benedettino e un’abbazia, e Mariastein è diventata la più grande meta di pellegrinaggi in Svizzera dopo Einsiedeln. All’interno la chiesa, rimaneggiata più volte, appare bianca, luminosa e maestosa; di particolare pregio sono il pulpito in legno con figure degli apostoli e la cancellata in ferro battuto del coro.

Per raggiungere la grotta dove è stata costruita la prima cappella bisogna scendere 59 gradini sotto alla chiesa, accompagnati dagli ex voto di chi ha ricevuto la grazia della Madonna. Qui la Vergine ci aspetta sorridente, pronta ad ascoltare le nostre preoccupazioni e a dispensare le sue grazie.

44 a.C., 200 d.C., 400 d.C., 1356, 1499, 1541, 1676, 1759, 1785, 1928, 1939, 1959, 1975, 2025: in due giorni abbiamo camminato lungo due millenni di storia svizzera.

Documenti

  • Scarica la presentazione del pellegrinaggio qui
  • Scarica la seconda circolare con i dettagli del pellegrinaggio qui
  • Scarica l’altimetria del primo giorno qui
  • Scarica l’altimetria del secondo giorno qui
  • Scarica il saluto di Fausto per i 35 anni qui
  • Scarica il saluto di Simona per i 35 anni qui