Lachen – Wattwil. Nella pianura della Linth

Pellegrinaggio numero  16

La pianura della Linth fa da scenario al primo giorno di cammino. Nel Primo Ottocento l’opera dell’uomo – a idearla fu Hans Conrad Escher – realizzò il canale che trasformò questa regione acquitrinosa e malsana in un terreno adatto alla coltivazione. Partendo da questa pianura che si fa bella tra due specchi d’acqua (il Walensee e il lago di Zurigo), il secondo giorno puntiamo a nord ondeggiando tra le colline del Toggenburgo. È stata questa la sedicesima e ultima volta che don Marco Dazzi, parroco di Massagno, ha guidato il cammino dei pellegrini.

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PRIMO GIORNO: DA LACHEN A BENKEN

(Km: 20. Dislivello: 350 m)

Si parte dal lago di Zurigo, in territorio del Canton Svitto. A Lachen dove una volta c’era un canneto (Ried) in riva al lago, è stata edificata una cappella dove nel 1529 una statua della Madonna fu rinvenuta da un pescatore nelle acque. L’uomo la portò a casa sua e questo fu il primo atto di una lunga vicenda che ci porta oggi ad ammirare il santuario di Maria Addolorata.

A Galgenen ci fermiamo a pregare san Giudoco (Jost), eremita e pellegrino, nella cappella affrescata dentro e fuori. L’hanno messo qui perché è una tappa del Cammino di Santiago, lungo la via che da Rorschach portava ad Einsiedeln. Splendido l’interno con le storie di san Nicolao e di san Giudoco alle pareti che sembra di leggere un fumetto, e preziose le medievali scene della Passione di una “Biblia pauperum”.

Altro fumetto affrescato nella chiesa di Siebnen. Questa volta racconta la storia di san Nicola (quello di Bari, non il nostro Nicolao nazionale). Bisognerebbe prendere il tempo e sostare con calma in queste chiese per leggerle con calma. Ma dobbiamo riprendere il cammino per giungere alla meta prima di sera.

Siamo in terra fertile per la fede, poco distante dal santuario Mariano di Einsiedeln. Ci spostiamo di pochi chilometri ed ecco un nuovo notevole edificio religioso. È la cappella della santa Trinità a Tuggen, dove è raccontato in grisaille il miracolo della guarigione di Anna, bambina paralitica di Uznach. Anche questo un fumetto murale, decisamente agli Svittesi di un tempo piaceva raccontare le storie. In questo stesso paese trovasi anche una cappella di Loreto, una delle 41 ricostruzioni svizzere della Santa Casa trasportata dagli angeli nelle Marche.

Eccoci nel castello di Grynau, sui bordi del canale della Linth, qualcuno sarà sorpreso perché non si tratta di un edificio sacro. E invece andiamo lì proprio perché ci interessa sostare nella cappella dei 14 santi Ausiliatori, gli antesignani della moderna medicina. Luogo prediletto dagli ipocondriaci che potevano allegramente sbizzarrirsi nelle devozioni. Sant’Erasmo per lenire il mal di pancia, sant’Acacio per far passare l’emicrania, san Vito come antiveleno…

Ultima tappa di questa giornata ricca di tesori d’arte e di fede è il santuario Maria Bildstein di Benken, nel Canton San Gallo. Saliamo sulla collina che si erge in mezzo alla pianura dove ci aspettano le grotte posticce, la Via Crucis e la moderna chiesa. Su questa collina del Buchberg un tempo la gente saliva per implorare la Madonna contro la malaria. Poi arrivò a bonificare l’ingegner Hans Conrad Escher, che terminata l’opera ricevette anche la qualifica onoraria di “von der Linth”.

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SECONDO GIORNO: DA WEESEN A WATTWIL

(Km: 17. Dislivello: 700 m, mezzo ausiliario il bus)

Weesen non è punto di partenza del cammino odierno, se fossimo al Giro di Francia diremmo che è una partenza fittizia. A Weesen si pernotta e ci si rifugia sotto le ali della Madonna (Maria Zurflucht), nel convento delle suore domenicane contemplative. La comunità è attiva nella fabbricazione di ostie e recentemente è stata reintrodotta la vigna. Il pane e il vino, simbolo dell’eucarestia. Un tempo il convento era sulla riva del lago. Dopo l’intervento del nostro amico Escher il lago si è ritirato di 200 metri e il convento, senza essersi mosso, sta ora in collina.

La partenza effettiva avviene ad Uznach dove c’è l’abbazia St. Otmarsberg, dei monaci benedettini della congregazione missionaria di santa Ottilia, il cui motto è “lumen caecis” (luce per i ciechi). Forse è per questo che chiesa e monastero, edifici di recente costruzione, sono stati dotati di un imponente impianto per l’energia solare. È una congregazione missionaria, che conta circa 1100 monaci in 20 monasteri sparsi in quattro continenti.

A Gommiswald troviamo le suore del convento Monte Sion, ordine che si rifà alla regola di sant’Agostino. È l’ultimo monastero premonstratense ancora esistente in Svizzera. Le monache lavorano nei campi, assistono le persone nella casa di cura annessa al convento e da 250 anni pregano per noi assieme alla Madonna, inginocchiandosi nella sua Santa Casa che è stata qui ricostruita nel Settecento.

Si valica il passo del Ricken e si sale fino nella zona di Laad dove c’è il ricordo di un pranzo in cascina scaldati dal fiato delle mucche Camminando tra boschi e valli e passando da una fattoria all’altra in queste terre d’insediamento diffuso, giungiamo a Wattwil, dove ci aspetta, arroccato sul paese e chiuso entro un muro di cinta, il convento santa Maria degli Angeli delle suore cappuccine. Nido d’aquila, dove gli angeli hanno trovato dimora.

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