(Km: 18. Dislivello: 300 m. Mezzo ausiliare: bus)

A Bulle, su un lato della piazza principale, sta il santuario di Notre Dame de la Compassion. La parete d’altare bianca, rivestita di nicchie con statue lignee di santi, colpisce per la sua intensità. Al centro sta una statua della Pietà che parla al solo guardarla. Dice tutto il dolore della Madonna che tiene in grembo il corpo straziato di suo Figlio.

 

Per raggiungere Sorens prendiamo un bus. Lasciamo i dolci prati dove pascolano le mucche bianconere, dai colori che ricordano la bandiera cantonale, per prendere un sentiero nell’abetaia che porta sulla cima del Mont Gibloux. Arrivati al colmo, la terrazza panoramica di un’imponente torre in cemento armato ti allarga lo sguardo su un paesaggio da cartolina.

 

 

Sulla collina sopra Villarlod incontriamo una croce scortata da due tigli piantata 250 anni fa. È in legno e a doppia traversa. In questo luogo si viene in pellegrinaggio da più di tre secoli. È uno spazio intenso, dove salire, meditare, contemplare, pregare.

 

 

 

A Orsonnens ci sono i monaci cistercensi vietnamiti. Una comunità di profughi, fuggiti dal loro paese perché vittime di persecuzioni. L’accoglienza, la preghiera e il lavoro ritmano le loro giornate. Siamo ormai entrati nel distretto della Glâne, che prende il nome dal torrente che l’attraversa.

 

 

A Berlens, il santuario di Notre-Dame de l’Épine, sta a ricordare l’apparizione della Vergine avvenuta nel mezzo di un cespuglio di biancospino. Da secoli i fedeli vengono qui in pellegrinaggio per invocare la benedizione degli occhi. Le belle vetrate colorano gli spazi di una chiesa raccolta che si trova sul cammino che porta a Compostella, dove sta la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore.

 

 

 

Ai piedi della cittadella fortificata di Romont, sulle sponde della Glâne, ecco l’abbazia cistercense trappista della Fille-Dieu. Un altro luogo di preghiera che punteggia questa regione così ricca di posti che invitano ad elevare lo spirito. Le mura e gli spazi della chiesa, sorti già nel Duecento, sono oggi scolpiti dalla luce di vetrate con lo sfondo a scacchiera. Belli gli affreschi, ancorché di colore pallido. Sull’arco trionfale, a proteggere il luogo sacro, c’è il Cristo nella mandorla.

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