SECONDO GIORNO: DA CHIURO A TIRANO

(Km: 17. Dislivello: 500 m)

A Castionetto, frazione di Chiuro, sta la chiesa di san Bartolomeo, anticamente monastero benedettino. Dal piccolo sagrato, accerchiato da vigneti, lo sguardo abbraccia la valle.

 

 

 

 

Dopo una dolce salita eccoci a Teglio, paese dal quale tutta la Valle prende il nome. Incontriamo subito un edificio sacro dal carattere particolare. Assieme stanno la chiesa di san Martino, con importanti affreschi nell’abside e nella navata, e l’oratorio di san Biagio, con le pitture del “Memento mori”. Il tutto affiancato da un notevole campanile romanico, con archetti ciechi e bifore.

 

 

 

Sempre a Teglio, ecco la collegiata di sant’Eufemia, al centro del paese, in un “recinto sacro” dove si trovano anche due oratori e l’ossario. I graffiti sulla facciata, i viottoli e la piazzetta sulla quale si affaccia, fanno pensare alle contrade dell’Engadina anche se l’aria che si respira ha un certo non so che di mediterraneo. La pianta interna è asimmetrica, anche per ricordare le incurvature di sofferenza del corpo di Gesù crocifisso.

 

Ancora Teglio. Qualcuno lo definisce il paese dei pizzoccheri, forse andrebbe descritto come il paese del sacro. La chiesa romanica di san Pietro, in paese, è un gioiellino. Si trova lì, in quel posto, con quelle forme, con quel vestito, da almeno 1000 anni.

 

 

 

 

Si scende su Villa di Tirano, bel paese del fondovalle, dove le case contadine sanno ancora di fumo e le case borghesi palesano il benessere originato dai prati del fondovalle e dalle vie di passaggio tra il Sud e il Nord.

 

 

 

Si sale allo xenodochio di santa Perpetua sopra Tirano. Un nome impegnativo per significare che qui venivano alloggiati gli ospiti (xenios), principalmente pellegrini che per attraversare le Alpi si inoltravano nella valle di Poschiavo. È un nido d’aquila che domina la piana sottostante, dove spicca il santuario di Tirano. La chiesa custodisce imperdibili affreschi del XII secolo.

 

 

Ed eccoci, per terminare, in un altro santuario dedicato alla Madonna. Questa volta non si celebra un episodio della sua vita, nella Palestina di 2000 anni fa, ma una sua apparizione. Il santuario-basilica dell’apparizione della Madonna a Tirano è un’opera imponente, carica di arte e di spiritualità. Bella la facciata che domina la piazza, vistose le decorazioni barocche all’interno, importante l’organo con più di 2000 canne. La cappella dell’apparizione mette in evidenza il lembo di terra su cui si posarono i piedi della Vergine, “Tesoro di virtù e sapienza, Signora di bontà immensa”, comparsa 500 anni fa ma che ancora oggi accompagna il cammino dei pellegrini.

Documenti

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Mottarone – Varallo (I). Verso il Sacro Monte

Pellegrinaggio numero 13

Le alpi tengono i piedi a mollo. Dopo i primi impetuosi chilometri, i fiumi che scendono dalla catena montuosa, nel raggiungere la pianura tendono ad adagiarsi, ad allargarsi, ad impigrirsi. E così l’Adda forma il lago di Como e il Ticino crea il Lago Maggiore. Ma le Prealpi sono puntellate da molti altri specchi d’acqua. Nel primo pellegrinaggio al Sud delle alpi, tutti in territorio d’Italia, ci muoveremo sull’acqua e andremo alla scoperta dei Sacri Monti, strade in salita rivolte verso il Cielo.

PRIMO GIORNO: DAL SASSO BÀLLARO AD ORTA

(Km: 16. Dislivello: 300 m. Mezzi ausiliari: battello, funivia)

L’eremo di Santa Caterina al Sasso Bàllaro è una sfida alla natura. Come gli uomini abbiano potuto costruire chiesa e monastero nella roccia a picco sul lago, sa di miracolo. Lo scenario è incantevole: gli edifici sembrano incollati alla roccia da mano sapiente, armoniosa. Il lago disegna linee orizzontali, la roccia le riempie di verticalità. I rossi coppi del tetto sposano il grigio della roccia, le arcate disegnate nei portici sono un incantevole loggiato da cui guardare lo spettacolo del lago.

 

 

 

Lago che viene attraversato con un battello, partendo dal pontile dell’eremo di santa Caterina, affiancando le isole Borromee e attraccando a Stresa, da dove parte la funivia che sale sul Mottarone.

 

 

 

 

Il Mottarone è un grande motto, e per motto si pensi ad una montagna che svetta sola soletta e domina due laghi: il lungo Lago Maggiore e il ristretto Lago d’Orta o Cusio, vero specchio d’acqua in cui possono rimirarsi i monti circostanti. Dalla cima del Mottarone, a 1491 metri sul livello del mare, si dominano le Prealpi e si vede la meta da raggiungere alla fine della tappa: il Lago d’Orta.

 

 

 

E poi si scende giù, lungo i fianchi del Mottarone, per sentieri a volte aspri, a volte dolci, e il dislivello è molto più di 1000 metri, giacché Orta è a quota 295 metri, e le gambe fanno male. E poi su, si sale per il Sacro Monte dedicato a san Francesco, ancora 100 metri di dislivello lungo una dolce e boscosa collina per contemplare le statue e gli affreschi che nelle 20 cappelle narrano la vita del poverello di Assisi.

SECONDO GIORNO: DAL LAGO D’ORTA AL SACRO MONTE DI VARALLO

(Km: 16. Dislivello: 1000 m, mezzo ausiliario: traghetto)

L’isola di San Giulio è un gioiello racchiuso in uno scrigno d’acqua. È terra di silenzio e di spiritualità. Te la trovi davanti, come meta agognata, ma per raggiungerla qualcuno deve traghettarti. Ti avvicini contemplandola, lasciandoti catturare dal fascino di questo mazzo di case che spunta dall’acqua. Nella basilica di san Giulio si può pregare davanti alle ossa del santo e ammirare uno splendido ambone romanico.

 

 

 

E per descrivere l’itinerario, prendiamo a prestito, una tantum, le parole di Samuel Butler, viaggiatore inglese dell’Ottocento, uomo dai facili entusiasmi romantici, ma dalla penna agile e feconda. “Ma torniamo a Varallo, o piuttosto al modo di raggiungerlo attraverso la Colma. Non c’è nulla in tutta l’Italia settentrionale più bello di questa passeggiata, con i suoi declivi simili a parchi coperti di castagni e di pascoli ondulati punteggiati da deliziosi fienili quali si possono trovare soltanto in Tiziano. Si potrebbe quasi credere che Händel l’avesse avuto in mente quando scrisse la sua aria divina: Verdi prati.”

 

 

La Madonna del Sasso è costruita in verticale sopra il paese di Arzo, e domina il lago d’Orta da uno spuntone roccioso. La costruzione è del periodo barocco.

 

 

 

 

 

A Varallo c’è la chiesa di santa Maria delle Grazie, tipica chiesa conventuale francescana. Come santa Maria degli Angeli a Lugano, sulla parete divisoria tra lo spazio dei frati e quello dei fedeli, presenta un grandioso affresco del 1513 di Gaudenzio Ferrari che descrive in 20 riquadri vita e passione di Cristo.

 

 

 

 

Verso la fine del Medioevo, i pellegrinaggi in Terrasanta erano divenuti pericolosissimi, essendo la Palestina in mano ai Turchi. Per rendere possibile l’esperienza del pellegrinaggio nella Terra di Gesù, si ricrearono gli ambienti. Il Sacro Monte di Varallo è un’incredibile Cinecittà medievale, dove su una balconata rocciosa affacciata sulla città è stata ricostruita Gerusalemme e si può ripercorrere, attraverso 44 cappelle, il percorso che Nostro Signore fece per salire sul Monte Calvario.

Nel canton Vallese all’antica abbazia di St-Maurice

Pellegrinaggio numero 25

Il fiume Rodano si è fatto strada incidendo le montagne. Scende dalle Alpi, raccoglie le acque che provengono da Nord e da Sud e scava un solco naturale che collega i due versanti. Lungo il suo fondovalle sono passati militari, pellegrini, commercianti e viaggiatori. Vallese è il nome che è stato dato alla valle che ha formato prima di affidare le acque al Lago Lemano.

Scenderemo il Vallese di città in città, scrutando le tracce di chi ha vissuto la fede in Gesù Cristo e chissà se, dopo aver raccolto il testimone dalle loro mani, sapremo a nostra volta trasmetterlo.

PRIMO GIORNO: DA SIERRE A SION

(Km: 18. Dislivello: 400 m. Mezzo ausiliare: bus)

 

Appoggiato alla montagna sopra Sierre, circondato dai vigneti,  sta il monastero Notre-Dame de Géronde. Qui già nel 500 venne costruita una chiesa e molte delle grandi famiglie spirituali hanno vissuto in questo luogo. Ora ci stanno le suore bernardine di Collombey, legate alla famiglia cistercense.

 

 

A Granges prendiamo il “Chemin du vignoble”: ci tuffiamo nella vigna tra scalinate e muri a secco. I sentieri a strapiombo sono disegnati nelle sassose pareti e sotto di noi il Rodano imbrigliato fende la pianura come una spada. Per buona parte del percorso siamo affiancati da una “bisse”, il canale d’irrigazione che distribuisce l’acqua in questa che è la zona più arida di tutta la Svizzera.

 

 

La preziosa acqua è conservata anche nelle viscere della roccia: a Saint-Léonard c’è il lago sotterraneo accessibile più grande d’Europa. Anche in questa località la vigna è dappertutto e quando le piante sono senza foglie, i pendii sono pennellati del colore della terra. Se dal cielo scende poca acqua, in terra non è certo il vino che manca.

 

 

Due colline interrompono a Sion la piana del fondovalle;
le hanno chiamate Tourbillon e Valère. In cima a quest’ultima sta una chiesa fortificata, ora basilica. Ha ancora il tramezzo, elemento architettonico progressivamente eliminato dopo il concilio di Trento. Ha anche l’organo più antico al mondo ancora funzionante, incastonato a nido di rondine sulla parete di fondo. E in città si trova la più antica iscrizione cristiana della Svizzera: un monogramma di Cristo dell’anno 337.