PRIMO GIORNO: DAL SANTUARIO DI BETENBRUNN A BIRNAU
(Km: 19. Dislivello: 50 m)
Betenbrunn è su in collina. Ampie distese di boschi
e di campi circondano il nucleo dal quale affiora il santuario dedicato alla Madonna. Una chiesa raccolta, luminosa, quasi compassata, nonostante le pareti trasudino decorazioni barocche. C’è un tabernacolo ruotante, due begli altari laterali dedicati a san Carlo Borromeo e a san Giovanni Nepomuceno e tanti dettagli che stuzzicano la curiosità.

Due tappe lungo il cammino: la collina di Heiligenberg, dominata dal possente castello rinascimentale e il dolce eremo di Egg, nascosto tra il verde dei prati, dove è bello ascoltare il silenzio.
Salem in origine era un’abbazia cistercense, poi è diventato castello, poi scuola. L’insieme forma un grande sito: un ruscello l’attraversa, ci sono l’Orangerie, un negozio di abiti, il museo dei pompieri, la vecchia sala da pranzo dei monaci con il soffitto simile ad un mare increspato dalle onde. Difficile orientarsi in questo mishmash, dove più piani si sovrappongono. Un po’ come nel duomo: bello nella sua gotica spinta verso l’alto, pesante nelle decorazioni classicheggianti.

Qualche minuto nei boschi e poi il nostro sguardo è attirato verso l’alto, dove volteggia una splendida cicogna. Grande è la sorpresa quando questi volatili si moltiplicano: con l’avvicinarsi ai caseggiati ci troviamo in una specie di scuola di volo per cicogne.
Si termina nel santuario di Birnau, caratterizzato dagli sfolgorii del rococò, dai tre orologi interni, dallo specchio dell’abside che vuole portare in tutta la chiesa l’amore misericordioso del Signore. Bello è fermarsi sull’ampio piazzale, dove lo sguardo si tuffa nel lago e poi corre lontano, fin sulle aspre cime del massiccio del Säntis.
Marienschlucht: 230 scalini di legno posati sulle rocce di arenaria solcate da un timido ruscello che si butta nel lago Bodanico. Un bel modo per cominciare il secondo giorno di pellegrinaggio.
A Hegne c’è un complesso di edifici custodito dalle Suore della Carità della Santa Croce di Ingenbohl. Nella cripta della chiesa si trovano le spoglie della Beata Ulrica Nisch, chiamata anche “Suor Niente”. Qui prese i voti nel 1907 e morì 6 anni dopo. Seppe praticare la santità nella semplicità della vita quotidiana.
Il lago di Costanza, guardato sulla cartina, sembra alla chela di un granchio. Stretta tra le mascelle della pinza sta però una bellissima perla: l’isola di Reichenau. Qui visse, poco dopo il Mille, un altro santo: Ermanno lo Storpio, che prigioniero di un corpo rattrappito seppe elevarsi verso le alte vette dello spirito. Scrisse di storia e di astronomia e si narra che fu lui a comporre l’inno Salve Regina.
Soletta bagna i piedi nell’Aar e si ripara all’ombra dei contrafforti giurassiani. Città d’altopiano, ha tuttavia alle spalle odore di montagna. È capitale di cantone e sede della diocesi di Basilea, una delle sei diocesi svizzere. Il pellegrinaggio comincia proprio dalla cattedrale di sant’Orso, che è anche un po’ ticinese. Prima chiesa di stile neoclassico della Svizzera, è stata iniziata nel 1762 da Gaetano Matteo Pisoni di Ascona e ultimata 10 anni dopo dal nipote Paolo Antonio.
Da Soletta ci si inoltra nelle gole di Santa Verena, con la cappella dedicata a san Martino e il romitaggio, ancor oggi abitato. Che sorpresa scoprire, nella strettoia delimitata dalle rocce che strapiombano, un angolo di pace dove potersi raccogliere… quando non passa la vociante massa dei turisti, attirati dai due vicini ristoranti.
Giunti ad Oberdorf si prende la seggiovia che porta sul Weissenstein. Con il bel tempo la vista spazia dal Monte Bianco alla Jungfrau. È una montagna che, come dice il nome, appare di color bianco. La sua roccia è infatti composta da calcare e nasconde tra le pieghe diversi reperti fossili.
Prima di iniziare il cammino bisogna sostare a Delémont. Nella chiesa di san Marcello c’è una lapide che ricorda che qui fu parroco, dal 1855 al 1863, Eugenio Lachat, il primo vescovo della diocesi di Lugano. Ma poi occorre andare verso nord, dove il santuario del Vorbourg domina le gole formate dalla Birse. Là, da secoli, i giurassiani vanno a venerare Notre Dame du Vorbourg, loro protettrice e consolatrice. Tra i magnifici ex voto, c’è anche il bastone pastorale di Monsignor Lachat.
Partenza a piedi da Meltingen, dove si trova il santuario di Maria im Hag, su una collina che sovrasta il paese. La chiesa, meta di pellegrinaggi, è attestata sin dal 1375. È decorata con notevoli vetrate del XV secolo. Il cammino inizia lungo la valle delle sorgenti fredde, poi è florida campagna costellata da fattorie, frutteti, tanto verde e tanta pace.
La statua della Madonna della roccia (Mariastein) si trova proprio in mezzo ad una parete rocciosa dove, nel Quattrocento, la Madonna stese la mano per fermare la caduta di un ragazzino. Per andarla a pregare bisogna transitare in un corridoio sotterraneo che porta dentro alla parete, in una cappella ricavata nella roccia. L’afflusso di pellegrini fu così importante che sopra alla cappella sorsero una chiesa e un’abbazia, dove ora pregano e lavorano monaci benedettini.