Credere lungo le sponde del Lario

Pellegrinaggio n. 36

Verosimilmente il cristianesimo è arrivato in Ticino proveniente dall’Isola Comacina, dove nel V secolo, secondo la tradizione, il vescovo di Como sant’Abbondio fondò un oratorio dedicandolo a sant’Eufemia. Da questa che è l’unica isola del Lario, la religione si irradiò lungo le sue sponde che si riempirono progressivamente di chiese, battisteri, abbazie, cappelle. Nel nostro trentaseiesimo pellegrinaggio andremo alla ricerca delle tracce del cristianesimo sul lago di Como che i locali, come ci ha insegnato Davide Van De Sfroos, chiamano “Akuaduulza”.

PRIMO GIORNO: COLONNO – TREMEZZO

(Km: 12. Dislivello: 400 m)

Colonno è un paese in salita che si adagia sul Lario. Le strette vie profumano d’antico e per assaporarle occorre lasciare la frenetica e trafficatissima strada statale che attraversa l’abitato e scendere a lago. La parrocchiale di San Michele arcangelo è in stile neoclassico. Da qui si prende il vecchio tracciato della Strada Regina, oggi tristemente ribattezzata Greenway.

Camminando sull’antico selciato raggiungiamo la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Spurano, dalle chiare linee romaniche. Caratteristico e intrigante è l’esile campanile a vela che prolunga la facciata, con due monofore di diversa grandezza. Dentro ci sono affreschi dell’XI secolo tra cui il gigante san Cristoforo che, contrariamente alla tradizione, non porta sulle spalle in Bambin Gesù.

Si sale al Sacro Monte di Ossuccio, consacrato nel 1699 e decretato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, percorrendo un strada ritmata da 14 cappelle con i misteri del rosario. In queste si trovano 230 statue in stucco e terracotta che danno vita alle scene ricordate nei misteri. Lungo la strada si seguono i passi della Madonna, provando prima gaudio, poi dolore, infine gloria. L’altare del santuario, sul quale si trova Maria incoronata regina del cielo, fa da quindicesima cappella.

Il santuario è dedicato alla Madonna del Soccorso che molto operò in queste terre. La troviamo scolpita in una statua del Trecento ritrovata da una bambina sordomuta che guarì all’istante. La vediamo raffigurata assieme a sant’Eufemia su un bell’affresco del Cinquecento. La prova della sua intercessione è data dai molti ex voto fatti fare dai miracolati.

A questo punto corre l’obbligo di accennare a due chiese non visitate nel pellegrinaggio. L’abbazia di San Benedetto in Val Perlana è un possente edificio romanico che sta da mille anni in un luogo oggi abbandonato e discosto. La si raggiunge dal santuario in un’ora e mezzo di cammino in salita e l’eccezionalità dell’edificio ripaga le fatiche fatte per raggiungerlo. L’abbazia dell’Acquafredda a Lenno, oggi in rovina, è stata fondata nel 1142 ed è una tra le prime fondazioni cistercensi in Italia.

“Vardel là in de l’è l’Alen Delon de Lènn”, canta il De Sfroos. Eccoci a Lenno, ma non per vedere il sosia dell’Alain Delon, bensì la chiesa di Sant’Andrea, anch’essa edificio romanico e anch’essa che sta lì da almeno un millennio. Un tempo lazzaretto, oggi è santuario dedicato alla Madonna di Pompei per aver risparmiato il borgo dalla devastazione della Seconda guerra mondiale (Mussolini fu catturato a due passi da qui).
 

Scendiamo fin sulla riva del lago, dove c’è l’elegante e, manco a dirlo, millenario battistero a pianta ottogonale, tutto circondato da archetti pensili. Accanto sta la chiesa plebana di Santo Stefano, edificata probabilmente sopra delle terme romane. La chiesa racchiude una leggiadra cripta, con otto colonne che la dividono in tre navate. Nel silenzio di questi spazi viene spontaneo raccogliersi in preghiera.
 

Terminiamo la giornata di cammino nel pressi del Grand Hotel di Tremezzo, un cinque stelle simbolo del turismo sul lago di Como, che da qualche tempo deve confrontarsi con gli effetti perversi del sovraffollamento. Ad attendere i turisti ci sono ancora i concierge che si sentono, come canta il poeta De Sfroos: “tücc fiöö de questa scalinada, che urmai cugnussum basèll per basèll”.
 

SECONDO GIORNO: DOMASO – DONGO – ABBAZIA DI PIONA

(Km: 13. Dislivello: 300 m)

L’ampia chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gravedona è come un libro a fumetti che racconta la vita dei santi. Sulle sue pareti sono affrescate le storie in più episodi di sant’Antonio abate, di sant’Agata, di san Nicola da Tolentino, di san Giovanni Battista. Su un pilastro è stato rappresentato anche il “cifulètt”: un diavoletto che, mentre cerca di rubare le anime, viene bacchettato dalla Madonna (il termine dialettale “ciful” deriva forse da Lucifero).

La pietra nera di Olcio (roccia che si estrae sul versante est del Lario) e il marmo bianco di Musso, cavato a pochi chilometri da qui, si alternano a strati nella possente muratura della chiesa di Santa Maria del Tiglio, già battistero di Gravedona. All’interno un affresco mostra san Lucio mentre dona un pezzo di formaggio a un povero. Da Gravedona si può salire al passo del San Jorio e da qui, proseguendo lungo il crinale, si raggiunge il valico del San Lucio, dove secondo la tradizione visse il santo alpigiano.

Un altro miracolo è alla base della costruzione del santuario di Santa Maria delle Lacrime a Dongo: nel 1553 l’immagine della Madonna fu vista piangere. Nel 1945 la venerata effigie venne incoronata in ringraziamento per la conclusione della Seconda guerra mondiale. In due cappelle laterali si ammirano le statue lignee dell’Ultima Cena e della Crocifissione.

È bello arrivare a Piona in battello, attraversando l’Akuaduulza, magari al mattino, accarezzati dal Tivano o a sera, sospinti dalla Breva. Ma è altrettanto bello arrivarci percorrendo i sentieri lungo la collina dell’Olgiasca. Si resta sorpresi dall’amenità del sito, circondato dal bosco e affacciato sull’acqua. Già nel VII secolo Agrippino, vescovo di Como, vi fece erigere un oratorio dedicato a santa Giustina, che divenne monastero cluniacense nell’XI secolo e che ora è priorato cistercense.

Il gioiello dell’abbazia di Piona è il chiostro medievale, con le sue colonne dai capitelli scolpiti e disposte in numero irregolare attorno al giardino, così da produrre un effetto d’armonia. È uno spazio disseminato di simboli che richiamano la Storia della salvezza. Significativi sono gli affreschi anch’essi medievali, che parlano di santi e di mesi.

Il numero 36 è stato un “pellegrinaggio della Madonna” o, per dire diversamente, “delle Madonne”. Lungo il nostro cammino ne abbiamo incontrate ben quattordici, sette al giorno! Una sola Madonna ma dal nome variabile: del Carmelo, del Soccorso, di Pompei, delle lacrime, Assunta in cielo, della Misericordia, incoronata, Regina della Pace… abbiamo così potuto recitare delle vere e proprie litanie mariane.

Una testimonianza

Lisa ha partecipato al pellegrinaggio di Piona del 2026 e ha scritto questo testo in preparazione all’intervista a Strada Regina. In questo scritto ci sta tutta la bellezza e la ricchezza del nostro stare assieme.


Lisa, qual è stato il suo primo cammino? Perché ha iniziato? È cambiato il modo di partecipare?

Il mio primo cammino è stato nel 2004, da fidanzata, il pellegrinaggio Neuenkirch- Beromünster, attorno al lago di Sempach (parroco don Paolo Solari), un pellegrinaggio dove la pioggia ci ha accompagnati, ma dove, il buon umore e l’allegria non mancavano tra canti e rosari snocciolati lungo il cammino.
Ho iniziato perché Marco, allora mio fidanzato e attuale marito, me lo aveva proposto e ho colto questa opportunità intravvedendo un buon inizio per camminare poi insieme nella vita.
Il mio modo di partecipare è cambiato sì in parte perché da allora sono trascorsi oltre 20 anni e di pellegrinaggi poi ne ho fatti altri sette, da sposina, da moglie e da mamma. Infatti, questo è il secondo anno per i miei figli, ora più grandicelli.
L’emozione, invece quella c’è sempre, per ogni partenza del pellegrinaggio. L’emozione suscitata dall’:
•⁠ ⁠Attesa: di qualcosa che sta per iniziare e potrebbe cambiarti, vi è un misto tra curiosità e apertura.
⁠ ⁠Timore: di uscire dalla propria zona di comfort, di affrontare la strada, il silenzio, se stessi.
•⁠ ⁠Gratitudine: per poter partire e condividere momenti preziosi con amici e nuove persone
•⁠ ⁠Speranza: di poter trovare delle risposte, un po’ di pace, una guarigione (interiore o fisica) o un ritmo diverso
•⁠ ⁠Leggerezza: per lasciare alle spalle la routine e poterti dedicare solo al cammino e a chi e a che cosa incontrerai
•⁠ ⁠Commozione: per poter mettersi in viaggio con tutto ciò che comporta


Cosa è il cammino?
Il cammino, rappresenta la vita e Momenti d’incontro rende ancora più concreta questa affermazione in quanto è un gruppo intergenerazionale: i partecipanti hanno un’età compresa tra i 6 e i 92 anni.
Il cammino, è un viaggio, di cui conosci la partenza e l’arrivo, ma non per forza conosci già chi, cosa incontrerà e come lo percorrerai.
Il pellegrinaggio non è un viaggio qualunque, ma un cammino, un gesto che coinvolge corpo, mente e spirito.
È un tempo privilegiato per riflettere, in compagnia di amici e dell’Amico per eccellenza, Gesù, che si fa presente nell’Eucarestia (infatti in questi due giorni abbiamo la possibilità di ricevere la Comunione nella S. Messa) e tra gli amici riuniti nel suo nome. Quindi il cammino certamente è anche un cammino interiore e spirituale.
All’inizio di un cammino convivono emozioni opposte. Non stupisce che due figure lontanissime come Friedrich Nietzsche e Madre Teresa di Calcutta riescano, insieme, a descrivere ciò che accade quando ci si mette in viaggio.
Nietzsche ricordava che “i più grandi pensieri nascono camminando”: infatti il passo che si ripete libera la mente, la luce dei paesaggi e dell’arte eleva lo sguardo e chiarisce ciò che portiamo dentro.
Madre Teresa, invece, diceva che “chi ha acceso una fiaccola nell’ora buia di qualcuno non è vissuto invano”: un richiamo a chi cerca una luce e a chi desidera portarla agli altri.
Così il cammino diventa immagine della vita: nei momenti luminosi ci invita a riconoscere la gioia; in quelli oscuri ci ricorda che una direzione esiste sempre.
È anche questo il messaggio che vorresti lasciare ai tuoi figli, ai tuoi amici: la Luce non è solo una meta, ma è una Presenza viva da cercare e custodire, Gesù che nella Chiesa cammina davvero con te. Quando questa Presenza la riconosci — in un volto, in un gesto, in un sacramento — qualcosa cambia dentro: non cammini più da solo.
Ed è proprio questo incontro che ti rende capace di essere un testimone credibile. Perché solo chi ha visto la Luce può rifletterla. Solo chi l’ha riconosciuta, anche per un attimo, può diventare una piccola fiaccola per chi gli cammina accanto.
Inoltre nella mia famiglia d’origine il camminare nella natura inoltre era sempre presente nelle domeniche e nelle estati in montagna, …La natura che infonde anche tanta serenità

Quale il valore spirituale?
Il valore spirituale di un pellegrinaggio è il cammino interiore, che si compie passo dopo passo, sostenuto dai canti, dalle preghiere, dalla S. Messa quotidiana e la possibilità di ricevere la Comunione. La presenza discreta di due sacerdoti lungo il percorso offre l’opportunità della Confessione o di un dialogo più profondo.
Camminare insieme aiuta a ritrovare un silenzio interiore, capace di rinnovare lo sguardo sulla vita.


È una proposta per tutti?
Questo pellegrinaggio è, secondo me, una proposta davvero per tutti: lo dimostra anche l’età dei partecipanti, dai 6 ai 92 anni. Occorre essere credenti? Certo, la preghiera fa parte del cammino: fermarsi in una cappella, in un santuario, in una chiesa…. Ma cosa è la preghiera? È parlare con Dio e questo dialogo può nascere semplicemente camminando, davanti alla bellezza della natura, dell’arte e della compagnia. In qualche modo tocca chiunque, credenti e non, perché tutti portiamo dentro un desiderio di senso e di bene; in fondo, anche senza saperlo o riconoscerlo siamo figli di Dio.

Quale è il valore aggiunto del camminare insieme?
Il valore aggiunto del camminare insieme è la condivisione: la fraternità che nasce nel non sentirsi soli e nel condividere gioie e fatiche. Durante il pellegrinaggio, infatti, nasce spontaneamente – almeno per me- il desiderio di aprirsi agli altri, raccontando qualcosa di sé e ascoltando ciò che gli altri hanno da condividere.

C’è un momento preciso, un mattino su una cima, una preghiera su un prato, un incontro con una persona che ha cambiato qualcosa dentro di lei?
Tante sono le immagini che mi scorrono davanti, ma certamente i momenti che più mi commuovono in ogni pellegrinaggio sono due-
1.⁠ ⁠Il canto spontaneo alla Madonna in ricordo degli amici che ci hanno preceduto.
Ricordo perfettamente, ad esempio, che l’anno scorso la comitiva si era fermata in un bosco, dove tra gli alberi filtravano i raggi del sole e si intravedeva il blu del cielo. Lì è nato spontaneamente il canto Madonna delle Cime, in memoria di un amico caro a molti partecipanti. È stato un momento di grande intensità.

2.⁠ ⁠La consegna delle conchiglie del pellegrino durante la cena del sabato sera.
In quell’occasione vengono ricordati anche i partecipanti già passati alla vita nuova (ricordati anche in una delle S. Messe). C’è sempre una grande suspense, tra grandi e piccoli, e tra applausi e sorrisi nasce immancabilmente un canto o un grido scout. È un momento carico di significato.

CREDERE LUNGO LE SPONDE DEL LARIO

Eccoci pronti a seguire l’invito del vescovo Alain per affrontare un nuovo pellegrinaggio a piedi, il 36° organizzato da Momenti d’incontro.
Nel 2026 cammineremo lungo le sponde del lago di Como, visitando località che racchiudono importanti tesori d’arte e di fede.

Visto la vicinanza, quest’anno la partenza sarà sabato mattina 11 aprile 2026 e il ritorno il 12 aprile in tarda serata.

Le iscrizioni sono aperte fino al 31 gennaio 2026 e limitate a 90 persone, affrettatevi!