(Km: 13. Dislivello: 300 m)
L’ampia chiesa di Santa Maria delle Grazie a Gravedona è come un libro a fumetti che racconta la vita dei santi. Sulle sue pareti sono affrescate le storie in più episodi di sant’Antonio abate, di sant’Agata, di san Nicola da Tolentino, di san Giovanni Battista. Su un pilastro è stato rappresentato anche il “cifulètt”: un diavoletto che, mentre cerca di rubare le anime, viene bacchettato dalla Madonna (il termine dialettale “ciful” deriva forse da Lucifero).

La pietra nera di Olcio (roccia che si estrae sul versante est del Lario) e il marmo bianco di Musso, cavato a pochi chilometri da qui, si alternano a strati nella possente muratura della chiesa di Santa Maria del Tiglio, già battistero di Gravedona. All’interno un affresco mostra san Lucio mentre dona un pezzo di formaggio a un povero. Da Gravedona si può salire al passo del San Jorio e da qui, proseguendo lungo il crinale, si raggiunge il valico del San Lucio, dove secondo la tradizione visse il santo alpigiano.

Un altro miracolo è alla base della costruzione del santuario di Santa Maria delle Lacrime a Dongo: nel 1553 l’immagine della Madonna fu vista piangere. Nel 1945 la venerata effigie venne incoronata in ringraziamento per la conclusione della Seconda guerra mondiale. In due cappelle laterali si ammirano le statue lignee dell’Ultima Cena e della Crocifissione.

È bello arrivare a Piona in battello, attraversando l’Akuaduulza, magari al mattino, accarezzati dal Tivano o a sera, sospinti dalla Breva. Ma è altrettanto bello arrivarci percorrendo i sentieri lungo la collina dell’Olgiasca. Si resta sorpresi dall’amenità del sito, circondato dal bosco e affacciato sull’acqua. Già nel VII secolo Agrippino, vescovo di Como, vi fece erigere un oratorio dedicato a santa Giustina, che divenne monastero cluniacense nell’XI secolo e che ora è priorato cistercense.

Il gioiello dell’abbazia di Piona è il chiostro medievale, con le sue colonne dai capitelli scolpiti e disposte in numero irregolare attorno al giardino, così da produrre un effetto d’armonia. È uno spazio disseminato di simboli che richiamano la Storia della salvezza. Significativi sono gli affreschi anch’essi medievali, che parlano di santi e di mesi.

Il numero 36 è stato un “pellegrinaggio della Madonna” o, per dire diversamente, “delle Madonne”. Lungo il nostro cammino ne abbiamo incontrate ben quattordici, sette al giorno! Una sola Madonna ma dal nome variabile: del Carmelo, del Soccorso, di Pompei, delle lacrime, Assunta in cielo, della Misericordia, incoronata, Regina della Pace… abbiamo così potuto recitare delle vere e proprie litanie mariane.