(Km: 12. Dislivello: 400 m)

Colonno è un paese in salita che si adagia sul Lario. Le strette vie profumano d’antico e per assaporarle occorre lasciare la frenetica e trafficatissima strada statale che attraversa l’abitato e scendere a lago. La parrocchiale di San Michele arcangelo è in stile neoclassico. Da qui si prende il vecchio tracciato della Strada Regina, oggi tristemente ribattezzata Greenway.

Camminando sull’antico selciato raggiungiamo la chiesa dei Santi Giacomo e Filippo a Spurano, dalle chiare linee romaniche. Caratteristico e intrigante è l’esile campanile a vela che prolunga la facciata, con due monofore di diversa grandezza. Dentro ci sono affreschi dell’XI secolo tra cui il gigante san Cristoforo che, contrariamente alla tradizione, non porta sulle spalle in Bambin Gesù.

Si sale al Sacro Monte di Ossuccio, consacrato nel 1699 e decretato dall’UNESCO patrimonio dell’umanità, percorrendo un strada ritmata da 14 cappelle con i misteri del rosario. In queste si trovano 230 statue in stucco e terracotta che danno vita alle scene ricordate nei misteri. Lungo la strada si seguono i passi della Madonna, provando prima gaudio, poi dolore, infine gloria. L’altare del santuario, sul quale si trova Maria incoronata regina del cielo, fa da quindicesima cappella.

Il santuario è dedicato alla Madonna del Soccorso che molto operò in queste terre. La troviamo scolpita in una statua del Trecento ritrovata da una bambina sordomuta che guarì all’istante. La vediamo raffigurata assieme a sant’Eufemia su un bell’affresco del Cinquecento. La prova della sua intercessione è data dai molti ex voto fatti fare dai miracolati.

A questo punto corre l’obbligo di accennare a due chiese non visitate nel pellegrinaggio. L’abbazia di San Benedetto in Val Perlana è un possente edificio romanico che sta da mille anni in un luogo oggi abbandonato e discosto. La si raggiunge dal santuario in un’ora e mezzo di cammino in salita e l’eccezionalità dell’edificio ripaga le fatiche fatte per raggiungerlo. L’abbazia dell’Acquafredda a Lenno, oggi in rovina, è stata fondata nel 1142 ed è una tra le prime fondazioni cistercensi in Italia.

“Vardel là in de l’è l’Alen Delon de Lènn”, canta il De Sfroos. Eccoci a Lenno, ma non per vedere il sosia dell’Alain Delon, bensì la chiesa di Sant’Andrea, anch’essa edificio romanico e anch’essa che sta lì da almeno un millennio. Un tempo lazzaretto, oggi è santuario dedicato alla Madonna di Pompei per aver risparmiato il borgo dalla devastazione della Seconda guerra mondiale (Mussolini fu catturato a due passi da qui).
 

Scendiamo fin sulla riva del lago, dove c’è l’elegante e, manco a dirlo, millenario battistero a pianta ottogonale, tutto circondato da archetti pensili. Accanto sta la chiesa plebana di Santo Stefano, edificata probabilmente sopra delle terme romane. La chiesa racchiude una leggiadra cripta, con otto colonne che la dividono in tre navate. Nel silenzio di questi spazi viene spontaneo raccogliersi in preghiera.
 

Terminiamo la giornata di cammino nel pressi del Grand Hotel di Tremezzo, un cinque stelle simbolo del turismo sul lago di Como, che da qualche tempo deve confrontarsi con gli effetti perversi del sovraffollamento. Ad attendere i turisti ci sono ancora i concierge che si sentono, come canta il poeta De Sfroos: “tücc fiöö de questa scalinada, che urmai cugnussum basèll per basèll”.
 

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