17 – Fischingen

Passiamo in testa a tre laghi, Lucerna Zugo e Zurigo, scappiamo dal rumore delle città e ci infiliamo nei boschi. In fondo a una valle ci aspetta l’abbazia di Fischingen.

A Fischingen visse nel Medioevo santa Idda che si ritiene fosse la moglie di un conte del Toggenburgo. Secondo la leggenda sarebbe stata gettata dal marito da una finestra del castello, perché sospettata di infedeltà coniugale. Sopravvissuta alla caduta, si ritirò come suora laica nel convento di Fischingen e si diede a vita eremitica in una grotta, da dove si recava ogni notte a mattutino nella chiesa del vicino monastero, preceduta da un cervo che portava dodici candeline tra le corna. Così come il cervo illuminava la sua strada, sappiamo lasciare che Dio, la vera Luce del mondo, illumini la nostra!

18 – Jakobsbad

Avanti verso le dolci colline e i verdi pascoli del Canton Appenzello per raggiungere il convento di Jakobsbad.

Nell’Appenzello ci sono le suore cappuccine che animano i conventi e che conoscono i rimedi naturali più apprezzati. Ma i balsami non sono solo per il corpo, ci sono anche per l’anima! Ecco cosa ci insegna la bibbia, nel libro del Siracide. “Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele, non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore. Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore.” È sempre bello, lungo le strade del nostro pellegrinaggio, camminare accanto a tanti amici veri!

19 – San Gallo

Dall’idillio dei pascoli si torna in città. Questa volta a San Gallo, dove ci aspettano abbazia e biblioteca, diventate ormai patrimonio mondiale dell’umanità.

Gallo, l’eremita che diede origine alla città che visitiamo oggi, era un monaco che nei primi tempi del cristianesimo (era circa l’anno 590) partì dall’Irlanda per andare a diffondere la Buona Novella. Chissà che, prima di partire per il continente, non gli sia stata impartita la benedizione del viaggiatore irlandese, attribuita a san Patrizio. “Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.”

20 – Reichenau

Guardate che bei campi e quanti alberi da frutta! È la campagna del Canton Turgovia. La attraversiamo fino ad Ermatingen, da dove ci imbarchiamo per raggiungere l’isola di Reichenau, in terra di Germania.

A Reichenau incontriamo Ermanno lo Storpio, che qui trascorse tutta la sua esistenza. Era talmente deforme che non poteva stare in piedi, tanto meno camminare. Eppure fu un grande pensatore, scrisse trattati scientifici e opere storiche, ma dalla sua penna nacque soprattutto una preghiera. A lui è attribuita infatti la composizione del “Salve Regina”. È bene allora recitare oggi questa preghiera.

21 – Costanza

Attraversiamo a piedi l’isola e infiliamoci nello stretto passaggio che la congiunge alla terra ferma. In breve eccoci a Costanza.

Nella cattedrale di Costanza c’è la rotonda di San Maurizio, al centro della rotonda la ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme e sulla sommità di questo le statue dei dodici apostoli. San Giacomo il maggiore ha in mano bastoni e bisacce, segno chiaro che di qui passavano i pellegrini diretti a Compostella, sulla sua tomba. Ecco un testo tratto da una delle varie preghiere composte da chi ha percorso il Cammino di Santiago. “Quand’anche avessi portato il mio sacco dal primo all’ultimo giorno e sostenuto i pellegrini a corto di forze, o ceduto il mio letto a qualcuno arrivato dopo di me, donato la mia borraccia senza alcuna contropartita, se, di ritorno a casa e al lavoro non sono capace di seminare attorno a me la fratellanza, la felicità, l’unità e la pace, allora non sono ancora arrivato.”

22 – Gwiggen

Con il battello attraversiamo per il lungo il lago di Costanza e attracchiamo a Bregenz, che è già in terra austriaca. Da qui in pochi chilometri si raggiunge il monastero cistercense Stella Maris di Gwiggen.

Giornata di mare. Il lago di Costanza è detto anche mare degli Svevi e l’abbazia che raggiungiamo è dedicata a Maria “Maris Stella” (stella del mare). Ecco allora un passaggio del Vangelo secondo Marco ambientato sul mare di Galilea che ci invita ad accrescere la nostra fede. “In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.

23 – Müstair

Ci aspetta una lunga tappa di montagna. Prendiamo l’autostrada che passa da Feldkirch, arrivati a Landeck risaliamo il corso dell’Inn per qualche km, poi passiamo nell’italiana Val Venosta e da qui in Val Monastero.

Arriviamo al monastero di San Giovanni a Müstair, che l’UNESCO ha dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità per lo straordinario ciclo di affreschi dell’epoca carolingia. Sostiamo ad ammirarli, grati a chi ci ha preceduto e che ci fa sperimentare l’assioma che siamo nani sulle spalle di giganti. Nel 1994 passammo da qui prima di raggiungere in Italia il monastero benedettino di Marienberg. Fu anche questa un’occasione per contemplare altri affreschi, stavolta del periodo romanico, e per ricevere una sgridata dal monaco che ci faceva da guida, che ci trattò da maleducati. Garbati invece erano i celesti angeli affrescati, sembrava quasi ci suggerissero una frase di don Bosco: “la bontà del nostro Angelo Custode non cessa nemmeno quando cadiamo”.

24 – Tirano

Alto tappone di montagna. Se è aperto si può fare il passo dell’Umbrail, altrimenti bisogna tornare in Venosta e salire sullo Stelvio. Da qui c’è la picchiata su Bormio e la Valtellina.

A Tirano c’è un santuario, dove la Madonna apparve il 29 settembre del 1504, chiedendo la costruzione di un tempio in suo onore. Il santuario è un’opera imponente, carica di arte e sprigionante spiritualità. Nella cappella dell’apparizione abbiamo rivolto la nostra preghiera alla santa Vergine, unendoci spiritualmente alla moltitudine di fedeli che da secoli la venerano in quel luogo. “Da questa terra, ove passiamo pellegrini, guardiamo a Voi con confidenza di figli. Donateci o Madre, un cuore puro e semplice. Conservateci, in quest’ora di rinnovamento e di grazia, vivo il dono della fede, ferma la speranza, gioiosa e operosa la carità, fate che possiamo essere sempre, nelle nostre famiglie e nelle nostre contrade, umili e forti testimoni del Vangelo, a gloria del Vostro Divin Figlio ed a vantaggio dei nostri fratelli. Amen”. Ne è stata fatta anche una versione in dialetto, per chi lo capisce ecco un assaggio. “De sta téra, ‘ndùa ‘n pàsa de pelegrìn, an vàrda ‘nsü a Vü con cunfidensa de fiöi. Dunìch u Màma an cör pür e sémplicc. Cunservìch, an sta ùra de gràzia, viv al dun dela féda, fèrma la sperànsa e la carità…”.

25 – Chiavenna

Scendiamo lungo la valle del fiume Adda fin quasi ad arrivare al lago di Como, ma un po’ prima la strada fa il gomito e risale il fiume Mera fino a Chiavenna.

Giungiamo a Chiavenna seguendo le orme di san Luigi Guanella, detto il santo della Carità, per le opere di bene che seppe realizzare. Fu lui a scrivere che: “Un pellegrinaggio di divozione fa bene al corpo e all’anima; è un conforto all’animo trovarsi molti fratelli insieme congiunti; è una manifestazione di fede che come seme piantato in buona terra fruttifica”. Il gioiello del borgo di Chiavenna è il fonte battesimale della collegiata, risalente al 1156. Il fonte ci ricorda che il santo Battesimo è il fondamento di tutta la vita cristiana, il vestibolo d’ingresso alla vita dello Spirito e la porta d’accesso agli altri sacramenti (n° 1213 del Catechismo della Chiesa cattolica).

26 – Rhäzuns

Saliamo lungo il passo dello Sluga e al colmo ridiscendiamo in Svizzera. Ci aspetta la valle del Reno Posteriore che scendiamo fin quasi all’incrocio con il Reno Anteriore.

La tappa di Rhäzuns è dedicata alla contemplazione e al ricordo. La contemplazione è per una straordinaria opera d’arte, la Bibbia dei poveri affrescata nella chiesa di san Giorgio, una tra le molte stupefacenti opere d’arte incontrate lungo il cammino. Il ricordo invece ci riporta alla mente chi ci ha lasciato ma che cammina sempre in mezzo a noi, come ricorda il bel canto già citato, “Santa Maria del cammino”, dal quale riportiamo queste parole. “Madre, non sono degno di guardarti, però fammi sentire la tua voce, fa’ che io porti a tutti la tua pace, e possano conoscerti ed amarti. Madre, tu che soccorri i figli tuoi, fa’ in modo che nessuno se ne vada, sostieni la sua croce e la sua strada, fa’ che cammini sempre in mezzo a noi”.