A Emmenbrücke attraversiamo la Emme e affrontiamo la salita che ci porta ad Hergiswald, ai piedi del Pilatus.
Hergiswald è santuario mariano e sui cassettoni del suo soffitto sono disegnate le litanie della Madonna. “Rosa mistica, Torre di Davide, Torre d’avorio, Casa d’oro, Arca dell’alleanza, Porta del cielo, Stella del mattino, Salute degli infermi, Rifugio dei peccatori, Consolatrice degli afflitti…” Eccoci così invitati a recitare il rosario.
Questa è proprio una tappa corta, non ce n’è mai capitata una così corta nelle 64 fatte finora. Ci infiliamo giù verso Lucerna che dista 7 chilometri in linea d’aria.
Portiamoci sul Wesemlin, sulle alture di Lucerna, dove sta il santuario di Nostra Signora, che è anche sede della Provincia svizzera dei frati francescani Cappuccini. E’ l’occasione per recitare la preghiera semplice attribuita a san Francesco. “Oh! Signore, fa di me uno strumento della tua pace: dove è odio, fa ch’io porti amore, dove è offesa, ch’io porti il perdono, dove è discordia, ch’io porti la fede, dove è l’errore, ch’io porti la Verità, dove è la disperazione, ch’io porti la speranza. Dove è tristezza, ch’io porti la gioia, dove sono le tenebre, ch’io porti la luce. Oh! Maestro, fa che io non cerchi tanto: ad essere compreso, quanto a comprendere, ad essere amato, quanto ad amare. Poiché è dando, che si riceve, perdonando che si è perdonati, morendo che si risuscita a Vita Eterna. Amen.”
Passiamo in testa a tre laghi, Lucerna Zugo e Zurigo, scappiamo dal rumore delle città e ci infiliamo nei boschi. In fondo a una valle ci aspetta l’abbazia di Fischingen.
A Fischingen visse nel Medioevo santa Idda che si ritiene fosse la moglie di un conte del Toggenburgo. Secondo la leggenda sarebbe stata gettata dal marito da una finestra del castello, perché sospettata di infedeltà coniugale. Sopravvissuta alla caduta, si ritirò come suora laica nel convento di Fischingen e si diede a vita eremitica in una grotta, da dove si recava ogni notte a mattutino nella chiesa del vicino monastero, preceduta da un cervo che portava dodici candeline tra le corna. Così come il cervo illuminava la sua strada, sappiamo lasciare che Dio, la vera Luce del mondo, illumini la nostra!
Avanti verso le dolci colline e i verdi pascoli del Canton Appenzello per raggiungere il convento di Jakobsbad.
Nell’Appenzello ci sono le suore cappuccine che animano i conventi e che conoscono i rimedi naturali più apprezzati. Ma i balsami non sono solo per il corpo, ci sono anche per l’anima! Ecco cosa ci insegna la bibbia, nel libro del Siracide. “Un amico fedele è una protezione potente, chi lo trova, trova un tesoro. Per un amico fedele, non c’è prezzo, non c’è peso per il suo valore. Un amico fedele è un balsamo di vita, lo troveranno quanti temono il Signore.” È sempre bello, lungo le strade del nostro pellegrinaggio, camminare accanto a tanti amici veri!
Dall’idillio dei pascoli si torna in città. Questa volta a San Gallo, dove ci aspettano abbazia e biblioteca, diventate ormai patrimonio mondiale dell’umanità.
Gallo, l’eremita che diede origine alla città che visitiamo oggi, era un monaco che nei primi tempi del cristianesimo (era circa l’anno 590) partì dall’Irlanda per andare a diffondere la Buona Novella. Chissà che, prima di partire per il continente, non gli sia stata impartita la benedizione del viaggiatore irlandese, attribuita a san Patrizio. “Sia la strada al tuo fianco, il vento sempre alle tue spalle, che il sole splenda caldo sul tuo viso, e la pioggia cada dolce nei campi attorno e, finché non ci incontreremo di nuovo, possa Dio proteggerti nel palmo della sua mano.”
Guardate che bei campi e quanti alberi da frutta! È la campagna del Canton Turgovia. La attraversiamo fino ad Ermatingen, da dove ci imbarchiamo per raggiungere l’isola di Reichenau, in terra di Germania.
A Reichenau incontriamo Ermanno lo Storpio, che qui trascorse tutta la sua esistenza. Era talmente deforme che non poteva stare in piedi, tanto meno camminare. Eppure fu un grande pensatore, scrisse trattati scientifici e opere storiche, ma dalla sua penna nacque soprattutto una preghiera. A lui è attribuita infatti la composizione del “Salve Regina”. È bene allora recitare oggi questa preghiera.
Attraversiamo a piedi l’isola e infiliamoci nello stretto passaggio che la congiunge alla terra ferma. In breve eccoci a Costanza.
Nella cattedrale di Costanza c’è la rotonda di San Maurizio, al centro della rotonda la ricostruzione del Santo Sepolcro di Gerusalemme e sulla sommità di questo le statue dei dodici apostoli. San Giacomo il maggiore ha in mano bastoni e bisacce, segno chiaro che di qui passavano i pellegrini diretti a Compostella, sulla sua tomba. Ecco un testo tratto da una delle varie preghiere composte da chi ha percorso il Cammino di Santiago. “Quand’anche avessi portato il mio sacco dal primo all’ultimo giorno e sostenuto i pellegrini a corto di forze, o ceduto il mio letto a qualcuno arrivato dopo di me, donato la mia borraccia senza alcuna contropartita, se, di ritorno a casa e al lavoro non sono capace di seminare attorno a me la fratellanza, la felicità, l’unità e la pace, allora non sono ancora arrivato.”
Con il battello attraversiamo per il lungo il lago di Costanza e attracchiamo a Bregenz, che è già in terra austriaca. Da qui in pochi chilometri si raggiunge il monastero cistercense Stella Maris di Gwiggen.
Giornata di mare. Il lago di Costanza è detto anche mare degli Svevi e l’abbazia che raggiungiamo è dedicata a Maria “Maris Stella” (stella del mare). Ecco allora un passaggio del Vangelo secondo Marco ambientato sul mare di Galilea che ci invita ad accrescere la nostra fede. “In quel giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?”.
Ci aspetta una lunga tappa di montagna. Prendiamo l’autostrada che passa da Feldkirch, arrivati a Landeck risaliamo il corso dell’Inn per qualche km, poi passiamo nell’italiana Val Venosta e da qui in Val Monastero.
Arriviamo al monastero di San Giovanni a Müstair, che l’UNESCO ha dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità per lo straordinario ciclo di affreschi dell’epoca carolingia. Sostiamo ad ammirarli, grati a chi ci ha preceduto e che ci fa sperimentare l’assioma che siamo nani sulle spalle di giganti. Nel 1994 passammo da qui prima di raggiungere in Italia il monastero benedettino di Marienberg. Fu anche questa un’occasione per contemplare altri affreschi, stavolta del periodo romanico, e per ricevere una sgridata dal monaco che ci faceva da guida, che ci trattò da maleducati. Garbati invece erano i celesti angeli affrescati, sembrava quasi ci suggerissero una frase di don Bosco: “la bontà del nostro Angelo Custode non cessa nemmeno quando cadiamo”.
Alto tappone di montagna. Se è aperto si può fare il passo dell’Umbrail, altrimenti bisogna tornare in Venosta e salire sullo Stelvio. Da qui c’è la picchiata su Bormio e la Valtellina.
A Tirano c’è un santuario, dove la Madonna apparve il 29 settembre del 1504, chiedendo la costruzione di un tempio in suo onore. Il santuario è un’opera imponente, carica di arte e sprigionante spiritualità. Nella cappella dell’apparizione abbiamo rivolto la nostra preghiera alla santa Vergine, unendoci spiritualmente alla moltitudine di fedeli che da secoli la venerano in quel luogo. “Da questa terra, ove passiamo pellegrini, guardiamo a Voi con confidenza di figli. Donateci o Madre, un cuore puro e semplice. Conservateci, in quest’ora di rinnovamento e di grazia, vivo il dono della fede, ferma la speranza, gioiosa e operosa la carità, fate che possiamo essere sempre, nelle nostre famiglie e nelle nostre contrade, umili e forti testimoni del Vangelo, a gloria del Vostro Divin Figlio ed a vantaggio dei nostri fratelli. Amen”. Ne è stata fatta anche una versione in dialetto, per chi lo capisce ecco un assaggio. “De sta téra, ‘ndùa ‘n pàsa de pelegrìn, an vàrda ‘nsü a Vü con cunfidensa de fiöi. Dunìch u Màma an cör pür e sémplicc. Cunservìch, an sta ùra de gràzia, viv al dun dela féda, fèrma la sperànsa e la carità…”.