Ecco un passo che sarร una sorpresa per molti. ร i Surenenpass, che ci porta direttamente ad Engelberg. I meno allenati possono prendere la teleferica da Attinghausen cosรฌ da avere piรน dolce la salita.
Engelberg, il “Monte degli Angeli”: la sua abbazia benedettina, seconda per importanza in Svizzera dopo Einsiedeln, con la meravigliosa collegiata barocca dedicata a Maria Assunta, รจ stata il punto di partenza del pellegrinaggio organizzato nell’anno del 700ยฐ di fondazione della Confederazione, concluso con un tratto della Via Svizzera fino a Seedorf. Al termine del pellegrinaggio don Marco Dazzi ci consegnรฒ queste parole: “ร unโoccasione per ringraziare la Provvidenza divina che, servendosi della dedizione di molti cittadini delle generazioni che ci hanno preceduto, attraverso molteplici vicende storiche, ci ha dato il Paese nel quale oggi siamo felici di vivereโ.
Tappa mista per il gran finale. Scendiamo in bus fino a Buochs, da qui si attraversa il lago con il traghetto fino a Gersau e si riprende il bus che ci porta a Svitto e poi su fino a Einsiedeln.
Einsiedeln รจ il santuario mariano piรน frequentato in Svizzera ed รจ anche quello piรน visitato dai nostri pellegrinaggi: due volte come meta finale (1988 provenienti dal Ranft e 1997 da Fischingen) e due volte come punto di partenza (1998 per Hermetschwil e 2007 per il Ranft).
Qui perรฒ la mente torna inevitabilmente a quell’afoso pomeriggio del 1ยฐ maggio 1988 quando, risalendo le vie della cittadina svittese e sbucando sull’assolata piazza del monastero, dopo i 47 km del primo pellegrinaggio, ci apparvero come un miraggio le sagome familiari delle due torri campanarie e la meravigliosa facciata barocca della basilica. Le due braccia semicircolari dei porticati ci accolsero come in un abbraccio per guidarci all’interno alla Cappella delle Grazie, che custodisce la venerata effigie della Madonna degli Eremiti.
Davanti alla quale ogni sera, da tempo immemorabile, dopo la recita dei Vesperi i monaci intonano l’antico canto del Salve Regina. Commenta padre Mauro Lepori, abate generale dei Cistercensi: “Nel Salve Regina chiediamo su tutta la valle di lacrime del mondo, e su tutti gli esuli figli di Eva, la luce dolce e consolante degli occhi misericordiosi della Regina e Madre di Misericordia, affinchรฉ in ogni circostanza, in ogni notte e pericolo, lo sguardo di Maria ci mostri Gesรน, ci mostri che Gesรน รจ presente, che ci conforta, che ci guarisce e ci salva“.
Vite di fiumi che scorrono placidi nellโAltopiano, formando anse e volute. Si comincia dal gomito della Limmat a Wettingen: lโideale per costruirci, nel Medioevo, unโabbazia. Si finisce ancora sulla Limmat, nel convento di Fahr. In mezzo ci stanno le scorribande tra le colline per andare ad acchiappare la Reuss e le sue impressionanti spire in quel di Bremgarten. Sarebbe bello possedere la macchina del tempo per scoprire come gli uomini, lungo i secoli, abbiano addomesticato queste terre.
Lโabbazia Stella
Maris di Wettingen รจ un affascinante scenario di vita cistercense. I monaci
che seguono la regola di san Benedetto, desiderando compiere la volontร e
lโopera di Dio, si fanno guidare dalla preghiera e dal lavoro. Vivono in
povertร e fraternitร , abbracciano il silenzio che รจ spazio di contemplazione,
si sostengono essenzialmente con il lavoro manuale. Per secoli รจ stata scuola
di vita, oggi รจ scuola cantonale e i monaci vivono in esilio in Austria, a
Mehrerau.
Ancora un ex convento, ancora un meandro del fiume, ancora la spiritualitร cistercense, questa volta perรฒ il ramo femminile. Eccoci a Gnadenthal sulle rive della Reuss, dove nel Trecento sorse un monastero sotto lโautoritร dellโabbazia di Wettingen. Gnadenthal significa โValle della Graziaโ e dove un tempo si curavano le anime, oggi si curano i corpi.
A Gรถslikon tre compatti edifici con spioventi accentuati richiamano lโattenzione dei passanti. Sono la chiesa di santa Maria Assunta, la cappella di san Rocco e la casa parrocchiale. Lโorigine della chiesa, risalente al 1048, ci ricorda lโimportanza che il cristianesimo ebbe per queste terre.
Questa volta non cโรจ un solo meandro, bensรฌ due, forse tre,
a guardare bene anche quattro. A Bremgarten
il fiume sembra un serpentello che si contorce battuto dal bastone. Vale la
pena vagabondare per la cittร alta e assaporare aria di Medioevo. La cittร
bassa custodisce preziosi edifici religiosi come la chiesa di san Nicola, lโex
convento di terziarie francescane con la cappella di santa Chiara e le cappelle
dedicate a santโAnna e a Nostra Signora.
(Km 21. Dislivello: 300 m. Mezzi ausiliari: autobus)
Per avere miglior protezione attorno ai castelli, si
scavava un fossato. A Bremgarten non
fu necessario, perchรฉ ci aveva giร pensato la Reuss. E cosรฌ la cittร potรฉ
concentrarsi su altre opere di difesa: torri e ponti. Dร conforto agli occhi ammirare
le tre torri rimaste e il ponte, lungo circa 100 metri, di cui 50 coperti, con
le cappelle di santโAnna e di san Giovanni Nepomuceno.
ร consuetudine confondere gli Antoni. Cโรจ un santโAntonio del Deserto, detto anche abate, vissuto nei primi secoli del cristianesimo e un santโAntonio di Padova, francescano, arrivato mille anni dopo. Lโeremo di santโAntonio a Emaus รจ dedicato al primo, ma racchiude un ciclo di 32 quadri sulla vita del secondo, e un altro di 36 su quella del primo, forse per creare un poโ di confusione, certamente perchรฉ รจ diventato ospizio per suore francescane.
A sud di Bremgarten, poco sotto i due splendidi meandri che forse sono quattro, sta il convento delle benedettine di Hermetschwil dove arrivammo al termine dellโundicesimo pellegrinaggio. ร bello attraversare la Reuss sul ponte di legno, รจ massacrante salire i cento gradini spaccagambe che portano al convento.
Il santuario Nostra
Signora di Jonenthal รจ dedicato allโAnnunciazione di Maria. Secondo una
leggenda, la chiesa venne costruita dove un pastorello ritrovรฒ illesa la sua
capretta caduta dal dirupo. Rassicurato ma esausto dallโemozione si addormentรฒ
in quel luogo e al risveglio trovรฒ la statua della Madonna che ora ci guarda
dallโaltare.
Ancora
qualche chilometro a piedi e altri in bus ed eccoci al convento delle benedettine di Fahr dove ritroviamo la Limmat. Siamo
in unโenclave del Canton Argovia conficcata nel Canton Zurigo, un cenobio cattolico
in terra protestante. La chiesa รจ stata affrescata da artisti ticinesi. Le
suore vivono grazie al lavoro della terra, in un lembo di terra che resiste
stoicamente allโinvasione del cemento.
Dobbiamo proprio servirci di questa macchina del tempo,
per fare un viaggetto nel Medioevo. E allora prendiamo quota per
osservare la macchia verde della foresta, serpentata dallโazzurro dei
fiumi. Ecco in un piccolo slargo i monaci che dissodano le lande per
poter vivere e pregare: hanno trovato un posto vicino allโacqua, con un
poโ di pianura dove fare i campi e una cava dove procurarsi materiale da
costruzione, naturalmente cโรจ il bosco che fornisce riparo e legna per
scaldare e cucinare. Ora รจ tutta periferia di Zurigo. E non hanno
lasciato lโerba.
Chi viaggia non sempre si sente sicuro: nellโaffrontare posti sconosciuti รจ meglio mettersi nelle mani di chi sa darti aiuto e protezione. E cosรฌ, lungo la Via delle Genti sono fioriti ospizi e chiese, ospedali del corpo e dellโanima. Li visiteremo scendendo verso nord e accompagnando la Reuss, sobbalzante lungo il passaggio che si รจ scavata per raggiungere il lago dei Quattro Cantoni.
(Km: 14. Dislivello: 277 m, mezzi ausiliari: treno e bus)
Hospental
sta per ospizio, ospedale. Situata ai piedi del passo del San Gottardo questa
localitร รจ importante crocevia di passi alpini. Tra le case del borgo vecchio,
con la pavimentazione di un tempo, spicca la bella chiesa di Santa Maria
Assunta, dove si sente profumo di Walser: ci sono altari lignei, drappi
processionali, santi dappertutto.
Andermatt
sta sotto la protezione del Bosco Sacro e dei
santi Pietro e Paolo, patroni della chiesa parrocchiale (impressiona, in questa
chiesa, il Cristo crocifisso che trasuda sangue). Altri santi vegliano su
questo borgo dai rispettivi edifici sacri: san Michele, san Colombano, Maria
Ausiliatrice (anche lei con funzione di riparo valangario). Purtroppo non sono
riusciti a proteggerlo dalla speculazione edilizia dellโimprenditore egiziano.
Si potrebbe scendere lungo le Gole della
Schรถllenen, come fece Suvorov con il suo esercito, e si potrebbe anche passare
sul Ponte del Diavolo, come fece il caprone. Ma le valanghe incombono ed รจ
meglio non correre rischi. Con il treno raggiungiamo Gรถschenen, regno del grigio: grigie sono le case, grigie le rocce, grigia
la ferrovia; quel giorno era grigio anche il tempo.
La chiesa di Wassen รจ conosciuta perchรฉ si vede tre volte dai finestrini del
treno. Dal momento che, almeno esteriormente, tutti lโhanno vista cosรฌ tanto,
passiamo oltre e raggiungiamo la pianura della Reuss.
Un tempo cโerano pochi medici e poche
medicine, cosรฌ che per curarsi la gente ha imparato ad arrangiarsi
diversamente. Faceva infatti ricorso ai 14 Santi Ausiliatori: il decollato san
Luigi sanava il mal di testa; santa Barbara, piรน forte delle fiamme durante il
martirio, proteggeva contro i fulmini; lโesorcista san Ciriaco liberava dalle
tentazioni diaboliche. A Dรถrfli (comune
di Silenen) sta una splendida cappella con affrescati questi 14 santi.
Terminiamo la giornata con il santuario mariano
di Nostra Signora nel Prato della caccia
a Erstfeld, dove il telo con lโimmagine acheropita non si trova tra le mani
della Veronica, ma nel palco di un cervo. Da qui, lungo la Via delle Genti,
sono passati pellegrini, cacciatori, somieri, eserciti, viandanti e anche le
reliquie dei Re Magi, in viaggio da Milano a Colonia.