Secondo giorno: Altdorf – Riedertal – Attinghausen – Seedorf
(Km: 17. Dislivello: 577 m)

Sulla piazza di Altdorf cโรจ la statua di Guglielmo Tell col figlio Gualtierino. โDesmetela de bev, papร , se no te ghe vedet dopiโ, supplica il buon Gualtierino nella canzone di Davide Van De Sfroos. Noi non vedremo doppio ma, anche in questa giornata, molto, a cominciare dalla parrocchiale di san Michele ad Altdorf e dalle fiorite croci ferree del cimitero che la circonda.

Via verso Bรผrglen, paese che diede i natali al nostro eroe nazionale. Nella cappella di Tell con il ciclo di affreschi sulla sua vita, รจ ritratto anche il fido Gualtierino, spesso dimenticato dalla storia, che cosรฌ si racconta: โe pensร che seri mi, quel fiรถo con la poma in sula crapa, e podevi mia tremร e pregavi: “sperรฉm che la ciapa!”

Una Via Crucis si infila nella Riedertal, valle dai pendii scoscesi dove i verdi prati raccontano le fatiche dei contadini. La strada sโimpenna, indurisce le gambe, taglia il fiato. Dโun tratto un dolce suono di campane dร sollievo alle fatiche della salitaโฆ

โฆ non sembra vero, ma in mezzo a questa valle arcigna si disegna un santuario mariano e quando apri il suo portone resti a bocca aperta nellโammirare la navata e il soffitto rivestiti di spettacolari affreschi cinquecenteschi. Sulla controfacciata il Giudizio Universale ti fa credere dโessere a Torcello o a Pisa, nel cuore dellโarte medievale, eppure sei solo in una sperduta valle alpina! Sembra quasi un miraggio: devi pizzicarti per essere sicuro di non sognare.

A Bรผrglen la Madonna ti aspetta in fondo alla Ridertal ma ti accoglie anche in paese, nella cappella di Loreto della frazione di Stalden. Qui si trova la Santa Casa di Nazareth, partita nel 1291 (il patto del Grรผtliโฆ il Guglielmoโฆ solo una coincidenza?) e trasportata dagli angeli a Loreto, per poi duplicarsi in centinaia di copie in tutta Europa; in Svizzera ce ne sono ben 45!

Scendiamo sul fondovalle e torniamo alle chiese imponenti. A Schattdorf ce nโรจ una che puรฒ ospitare anche 600 persone. Lโhanno costruita in posizione dominante, quasi a sorvegliare il paese. Nellโaltare maggiore ecco una Madonna trasformista: un meccanismo nascosto la presenta ai fedeli ora incoronata, ora assunta.

Attraversiamo la Reuss e portiamoci sul versante opposto. Anche qui dominante, pur se dominata dalle rovine di un castello, ecco la chiesa di Attinghausen. Non ha il gallo sul campanile: cโรจ chi dice che sia stato nottetempo sottratto dal celebre ristorante poco lontano, che aveva finito le scorteโฆ

A Seedorf cโรจ un monastero che in origine era un lazzaretto. Abbiamo cominciato il trentaduesimo pellegrinaggio in un ospedale, lo terminiamo in un altro. Pur sempre di caritร si tratta: una parola che รจ sinonimo di amore. Nel Cinquecento vennero ad insediarsi in questa piana prossima al lago alcune monache benedettine provenienti dallโabbazia di Claro; anche loro, come noi, si erano mosse lungo la Via delle Genti.

Appenzello viene dal latino โabbatis cellaโ (la cella dellโabate), lo potete leggere sulla cartina settecentesca. Ma se รจ chiaro di che abate si tratti (quello della vicina San Gallo), ancora oscura รจ la questione della cella. Si tratta di una piccola stanza, dove lโabate poteva riposarsi e trovare la tranquillitร , o della cantina, dove invece rifocillarsi? Entrambe le ipotesi sono convincenti. Appenzello รจ oasi di pace e di natura ma anche luogo di agricoltura e pastorizia. A noi persuadono entrambi i significati.
Appenzello รจ nato nel 1513 come cantone a sรฉ stante poi, in seguito ai contrasti tra cattolici e protestanti, si รจ diviso in due semi-cantoni. Il Canton Appenzello Interno, a maggioranza cattolica, ha quattro exclavi (due territori e due conventi) completamente circondati dal cantone di Appenzello Esterno. Uno di questi รจ il convento di santa Ottilia a Grimmenstein, delle suore cappuccine. Si occupano della nostra salvezza spirituale attraverso la preghiera, e della nostra salvezza materiale, producendo medicinali a base di erbe, balsami, tisane e lโamaro francescano.
Questo angolo ad est di Appenzello si infila nella valle del Reno. A noi sta ora il compito di procedere verso ovest, slalomando tra exclavi e cantoni, e di risalire la china, un poโ a piedi un poโ supportati dagli autobus.
Terminiamo la giornata in un altro convento appenzellese. Siamo nel roseto di Maria (Maria Rosengarten) a Wonnenstein. Giusto per confondere ancora un poโ le idee, questa รจ unโaltra exclave di Appenzello Interno: siamo infatti nel canton Appenzello Esterno, anche se ci troviamo a pochi metri di questo stesso cantone. Inutile cercare spiegazioni. Anche qui ci sono suore cappuccine che analogamente a quelle incontrate allโinizio della giornata si occupano della salvezza di tutti gli uomini. Indistintamente.
Da Wasserauen, sul fondovalle, la funivia che sale un dislivello di 700 metri ci porta ai 1600 metri del verde balcone dellโEbenalp. Da qui un sentiero tracciato in unโimpressionante parete verticale scende sulla Wildkirchli, la chiesetta selvaggia dedicata allโarcangelo Michele, proprio accanto al ben piรน noto ristorante dellโAescher. Prima degli eremiti qui solevano ritirarsi gli orsi e gli uomini primitivi.
A Steinegg occorre fermarsi alla cappella di santa Maria Maddalena, per gustarsi fuori i graffiti e dentro gli angeli che volano sul soffitto. Le creature alate sono opera di Johannes Hugentobler, detto il โpittore degli angeliโ, artista capace di rendere visibile lโinvisibile.
Ad Appenzello ci aspetta il tozzo campanile della chiesa di San Maurizio, con accanto il cimitero che sa di giardino. Bisogna poi percorre la via che attraversa il borgo e guardare allโinsรน, dove le pareti colorate delle case si esibiscono allโincedere del viandante. Occhio a non lasciarsi sfuggire la minuta cappella della Santa Croce, con le vetrate di Ferdinand Gehr che ricordano i misteri dolorosi. Il percorso ha sbocco naturale sulla piazza della Landsgemeinde, cuore della democrazia elvetica.
Ai margini del paese, in localitร Rinkenbach, ecco la cappella santuario di santโAntonio di Padova, ereditร della spiritualitร francescana che guarnรฌ di conventi la cittadina. Un tempo fu meta di pellegrinaggi sin dal Liechtenstein, per implorare la protezione su cavalli e mucche.
Via ancora, a superare declivi, a scendere colline, a lasciar correre i passi lungo la pianura. Si raggiunge infine Jakobsbad, dove unโaltra casa di cura ci ricorda la vocazione appenzellese per occuparsi dei malati. A noi interessa perรฒ il convento Leiden Christi, intitolato alla Passione di Nostro Signore. Le suore, anche qui cappuccine, pregano, ospitano pellegrini, producono medicamenti, il liquore Angelika e portano un cordone rosso in segno di devozione al Prezioso Sangue di Cristo.

il Reno e avvicinarci a Sciaffusa, dove 1000 anni fa i benedettini fondarono unโabbazia. Nel cuore della cittร resta la chiesa, che racchiude un singolare ciclo dโaffreschi ispirato al Credo, un grande chiostro in parte ricostruito e il robusto campanile.
Eccoci alle cascate. Il nostro fiume, fin lรฌ placido, si getta a capofitto tra le rocce, le incoccia schiumando, si traccia zigzagando la strada. Sembra uno sciatore tra i paletti dello slalom. La gente ammira le sue evoluzioni dalle rive e applaude. Lui si ferma solo nellโampia area dโarrivo, orgoglioso dello spettacolo offerto.
Su un isolotto formatosi nella doppia ansa del Reno, un vero incanto della natura, davanti a noi si staglia lโabbazia di Rheinau. Si puรฒ solo contemplare ed essere riconoscenti verso chi ha creato armonia, accompagnando la sinuositร del fiume con eleganti edifici che ne vigilano il cammino.
Percorriamo la via dโacqua in battello fino a Eglisau. Sulle rive ci osservano molti uccelli, le piante che affondano le radici nellโacqua, qualche intrepido bagnante. Eglisau รจ un borgo che si specchia nel Reno, ha le case alte ed eleganti, con ampio tetto spiovente. ร dominato da una chiesa a due piani, con la navata al piano superiore. Probabilmente il pian terreno ogni tanto ospita il fiume Reno quando questi, arrabbiato, decide di uscire dai gangheri.