Primo giorno: da Les Houches al Plateau d’Assy

(Km: 14,6. Dislivello: 700m)

Per raggiungere la Francia dall’Italia si deve passare attraverso un traforo scavato sotto il massiccio del Monte Bianco. Si sbuca a Chamonix e dopo pochi chilometri eccoci a Les Houches, dove una monumentale e inquietante statua in cemento armato di Cristo Re, alta 25 metri, innalza lo sguardo verso il Monte Bianco, la montagna più alta d’Europa.

 

 

 

 

 

 

L’itinerario pedestre si snoda sul fianco destro della valle dell’Arve, tra boschi, villaggi e case di vacanza, corteggiando la quota dei 1000 metri di altitudine. Scendiamo sul fondovalle per raggiungere Servoz, dove c’è una chiesa dedicata a san Lupo, vescovo di Troyes nei primi anni del cristianesimo.

 

 

 

 

 

Il nostro saliscendi tra terrazzo alluvionale e fondovalle ci porta ad ammirare la grandezza della natura ma anche l’insipienza dell’uomo, che l’ha sfregiata con sproporzionati villaggi di vacanza.

Da Servoz un’impegnativa salita ci porta al Lac Vert, di nome e di fatto, che troviamo però imbiancato.

 

 

 

 

 

Eccoci finalmente al Plateau d’Assy dove un tempo si trovavano sanatori per i malati di tubercolosi. Oggi ammiriamo la cappella di Notre-Dame-de-Toute-Grâce, considerata la chiave di volta per il rinnovamento dell’arte sacra nel ventesimo secolo. La facciata è un mosaico di Fernand Léger. All’interno si trovano opere di altri artisti immensi, tre su tutti: Georges Rouault, Henry Matisse, Marc Chagall. Una meraviglia creata dall’uomo che può rivaleggiare con il Monte Bianco, meraviglia creata da Dio che si contempla da quassù.

Secondo giorno: Da Vozerier ai Monts Voirons

(Km: 10,4. Dislivello: 650 m, mezzo ausiliario: bus)

Dove l’Arve ha trovato la quiete della pianura sta il villaggio di Vozerier. Da qui un tranquillo sentiero ci porta a La Roche-sur-Foron. Nel mezzo dell’itinerario sostiamo alla cappella della Bénite Fontaine voluta da san Francesco di Sales, allora vescovo di Ginevra, accanto ad una sorgente d’acqua miracolosa. Una Lourdes in miniatura, meta di pellegrinaggi da tutta la Savoia.

Nell’Ottocento il santuario è stato ricostruito in stile neogotico.

Con un viaggio in bus di una ventina di chilometri raggiungiamo il Col de Saxel, a quota 943, dove piccoli villaggi si nascondono tra i boschi. Sotto c’è la pianura del Chablais ginevrino, territorio che costeggia il Lago Lemano tra le città di Ginevra e Thonon-Les-Bains. A Saxel, comune che si trova qualche metro sotto al colle, la chiesa è stata costruita su uno sperone roccioso.

 

Dal colle parte il breve cammino che ci porta, in 5 chilometri d’ascesa, verso il monastero Notre-Dame de la Gloire-Dieu, dove vivono le suore della congregazione Petites Soeurs de Bethléhém. È stato fondato nel 1967, sul culmine della montagna che domina il Lemano, dove san Francesco di Sales amava raggiungere un gruppo di eremiti.

 

 

Qui vengono ospitate le postulanti della congregazione per i loro anni di noviziato; il viso raggiante della suora che incontriamo ci rivela il suo colloquio quotidiano con Dio. Per la preghiera indossano una veste bianca e immacolata, come vestito di bianco è l’omonimo monte, che si contempla da quassù e che ha accompagnato i nostri passi sulle strade dell’Alta Savoia.

Da Coira a Mels per la Signorìa grigionese

Pellegrinaggio n. 29

L’acqua porta la vita alla gente. I monasteri portano la vita allo spirito. Lungo il Reno, corso d’acqua che attraversa la nostra nazione, sono fioriti nel Medioevo grandi monasteri. Disentis vicino alle sue sorgenti, Mehrerau dove il Reno va a baciare il lago di Costanza, Reichenau dove lo lascia dopo un lungo amplesso. Tutti luoghi già visitati gli scorsi anni. Ne mancava uno: Pfäfers, che si trova dove il Reno, dopo la veemente corsa iniziale, trova la tranquillità della pianura.

PRIMO GIORNO: DA COIRA A BAD RAGAZ

(Km: 20. Dislivello: 100 m, mezzo ausiliario: bus)

Sulle alture di Coira, come punto luminoso che indica la strada, sta la chiesa di san Lucio, vescovo e patrono della città più vecchia della Svizzera, che qui subì il martirio agli albori della cristianità. Forse non è un caso, ma è in un posto oscuro e nascosto che troviamo questo santo tedoforo. Le sue reliquie riposano in una notevole cripta ad anello risalente addirittura ai tempi di Carlo Magno.

Coira è stato solo uno stuzzichino. Il percorso pedestre inizia da Zizers, nel cosiddetto “Castello inferiore”, costruito dalla famiglia von Salis. Quel “von”, particella nobiliare, dice che siamo in terre dove vissero e dominarono famiglie nobili. Col tempo questa casa è diventata segno di misericordia: prima dimora di religiosi, poi casa per anziani. Ma i nobili non l’hanno dimenticata; qui visse per quasi 30 anni l’ultima imperatrice d’Austria, la serva di Dio Zita di Borbone.

I nobili, dicevamo sopra. Non è un caso che questa terra venga chiamata la Signorìa grigionese. Nell’ampio fondovalle si incontrano castelli e dimore signorili. Ma è anche terra di vigna: le alte montagne tengono lontani i freddi venti del Nord e il favonio galoppa a riscaldare la pianura. Attraversiamo i coltivi della scuola agricola cantonale ammirando distese di fragole, piante di noci numerate, alberi da frutta, serre di rose.

Da tutta questa bucolica natura ecco spuntare, sul pendio della montagna, una bionda bambina con le treccine. È Heidi. Ci troviamo a Maienfeld, dove Johanna Spyri ha vissuto e dove ha ambientato la storia del personaggio svizzero forse più conosciuto al mondo dopo Roger Federer. I locali promotori del turismo hanno saputo sfruttare con perizia questa mucca dalle mammelle d’oro.

La piacevole camminata nella pianura grigionese del Reno termina… fuori cantone. Eccoci a Bad Ragaz, canton San Gallo, nella chiesa di san Leonardo. Una chiesa di storia e d’arte. Nel portico un memoriale ricorda la battaglia medievale di Ragaz, alla quale partecipò come portabandiera san Nicolao della Flüe. Nel coro troviamo notevoli affreschi di fine Medioevo: ad accompagnare Gesù e Maria ci sono santi ausiliatori, apostoli, profeti, evangelisti ed angeli musicanti.

SECONDO GIORNO: DA MELS A PFÄFERS

(Km: 16. Dislivello: 550 m)

Un convento in mezzo al paese. È quello dei frati cappuccini di Mels, nel canton San Gallo, lungo la piana del Reno. Di solito i cappuccini vanno a cercare silenzio e contemplazione (ricordate il Bigorio, prima fondazione dell’ordine in Svizzera?) qui invece, insediatisi a metà del Seicento, si sono frammisti alla gente e ancora oggi portano la Parola nel villaggio con la testimonianza della loro vita.

 

 

 

 

Adagiata su un pianoro lungo il fianco della montagna sta la cappella di sant’Antonio a Butz. Guardandola dal basso la ammiri per la sua posizione; entrandovi sei stupito dagli affreschi di metà Novecento. Si tratta di arte moderna, dove la rappresentazione della storia sacra si incontra e si scontra con il dramma e le tensioni dell’uomo che la dipinge. Così è per il purgatorio, dipinto nell’abside dall’artista Ferdinand Gehr.

 

A Wangs, dove parte la funivia per il Pizol, c’è l’Istituto Sancta Maria, un collegio per ragazzi retto dalla Fraternità di San Pio X. Si è insediato in un edificio in legno fatto costruire dal parroco erborista Künzle, già curato di questo paesotto tra il 1909 e il 1920 e sepolto nel locale cimitero.
Fu un grande diffusore della medicina naturale.

 

Grossa è la sorpresa quando da Bad Ragaz si guarda verso l’alto. Dove si intravede il profilo della Val Tamina spicca la statua del Cristo Redentore che abbraccia il mondo, che sembra quasi di aver fatto un esercizio di teletrasporto e di trovarsi tutto d’un colpo sul Corcovado di Rio de Janeiro. Si tratta proprio di una copia della statua brasileira, messa lì provvisoria ma che il volere della gente ha fatto diventare definitiva.

 

 

 

 

 

Eccoci finalmente all’ex abbazia benedettina di Pfäfers, sul monte di san Pirmino. Un’abbazia che venne soppressa a metà Ottocento e che da allora ospita una clinica. Resta però l’imponente chiesa barocca impreziosita da sgargianti stucchi, preziosi marmi, luminosi affreschi realizzati da magistri ticinesi. Nel Medioevo il monastero si occupò anche di sfruttare la sorgente termale, scoperta nella sottostante valle della Tamina. Sarebbe un sollievo, non solo dello spirito ma anche del corpo, terminare lì il pellegrinaggio.

 

P.S. A proposito di monasteri lungo il Reno… alla collezione manca Rheinau!

Sui passi di san Luigi Guanella

Pellegrinaggio numero 28

Un santo della Carità, figlio di una terra dove la natura è madre e matrigna, dove ti vien spontaneo alzare gli occhi al cielo per cercare una consolazione alle fatiche quotidiane. Seguiremo i passi di don Guanella partendo dal paese dove è nato, scendendo con lui gli aspri sentieri della Valle Spluga che portano Chiavenna, inoltrandoci nella più dolce Valtellina, dove operò per la salvezza spirituale e il benessere materiale della sua gente.

PRIMO GIORNO: DA CAMPODOLCINO A CHIAVENNA

(Km: 17. Dislivello: 200 m di salita, 920 m di discesa)

 

Campodolcino si adagia su un pianoro, dove la valle prende respiro. Sopra gli sta Franciscio, villaggio che vide nascere san Luigi Guanella nel 1842. Nel cuore di Campodolcino un edificio del tardo Cinquecento, detto “Palàzz”, ospita lo splendido museo della valle, nel quale è incastonato un raffinato oratorio. Il piccolo Luigi fu battezzato nell’imponente chiesa parrocchiale, dedicata a san Giovanni Battista.

 

 

Dove la valle è scoscesa e le pareti incombono, sta il santuario di Gallivaggio. Qui, nel 1492, la Madonna apparve a due bambine che stavano raccogliendo castagne. Luigi Guanella vi faceva tappa nei suoi viaggi da e per il fondovalle. La chiesa contrasta con la severità del paesaggio; dentro domina l’armonia e colpiscono i toni caldi degli affreschi, dei marmi, dei volumi e anche dell’organo donato dagli emigranti in Sicilia. L’altare è costruito sulla roccia sopra alla quale sostò la Madonna.

 

 

 

A tenere sotto controllo il fiume Liro sta il santuario di san Guglielmo, nel comune di San Giacomo Filippo (toponimo alquanto significativo). L’edifico sacro è stato costruito sulla grotta che ospitò il santo eremita, vissuto più di 700 anni fa. Da allora il suo eremo è meta di pellegrinaggi e certamente anche luogo di sosta per i numerosi viandanti e somieri che valicavano il passo dello Spluga.

 

 

A parlare di Chiavenna non basterebbe un libro e allora ci limitiamo al gioiello più luminoso di questo borgo: il fonte battesimale in pietra ollare della collegiata. Realizzato nel 1156, è coevo delle più prestigiose sculture del romanico, come quelle del duomo di Pisa o della cattedrale di Autun. La duttilità della pietra ollare fa risaltare i volti, dà plasticità ai corpi, valorizza le striature. Magnifica la sequenza dei personaggi scelti dallo scultore per illustrare il battesimo.

 

A Prosto di Piuro sta l’avvolgente chiesa della Beata Vergine Assunta dove don Guanella celebrò, nel 1866, la sua prima messa. Terzo santuario visitato in questa giornata, fu costruito per celebrare l’apparizione seicentesca della Madonna. Ha spazi raccolti e morbide decorazioni barocche. Sopra, a guardar giù, stanno le cascate dell’Acqua Fraggia, e l’intrigante villaggio di Savogno, dove don Guanella operò in esilio per 7 anni.